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venerdì 11 novembre 2016

Cos'è la Digital Transformation


Con la locuzione inglese Digital Transformation (Trasformazione Digitale) si fa riferimento al percorso di cambiamento che infrastrutture e processi aziendali stanno facendo a seguito dell'utilizzo massivo delle nuove tecnologie che supportano un nuovo tipo di relazione tra aziende e clienti (B2B e B2C).

Questo cambiamento, che impatta trasversalmente su diverse aree del business, di fatto sta già avvenendo da tempo e molte aziende lo stanno subendo più o meno inconsapevolmente, quando invece è opportuno che venga guidato in modo strutturato.

La trasformazione digitale, con l'utilizzo di PC, Smartphone e Tablet, ha cambiato le modalità di rela­zione tra le imprese e le persone (clienti finali, consumatori, collaboratori interni ed esterni).  
Il Customer Journey, il percorso di prevendita, vendita e fruizione dei prodotti, si è evoluto e la clientela richiede sempre più una interazione digitale a tutti i livelli, mediante l'utilizzo di APP, Chat, Social, Portali, Blog, ecc..

Tutto ciò rende neces­sa­rio per le aziende di dotarsi di infrastrutture IT in grado di offrire una interazione mul­ti­ca­nale stabile nelle relazioni con la clientela.

Il processo è inarrestabile: Online Touchpoints (APP, Totem, ATM, Web, ecc.), e soluzioni di E-Care, Self Care, Social Care, Social SoftwareChat Contact sono strumenti che hanno affiancato ed in molti casi sostituito i vecchi canali.

Chi non si adegua ai nuovi strumenti, non investe nell'innovazione tecnologica, nell'organizzazione interna e nella review dei processi aziendali, è destinato ad scomparire.




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lunedì 15 giugno 2015

Il WiFi Free, il Sospetto ed il Furbetto

La legge di conversione N. 98/2013 del decreto "Fare" N. 69/2013, pubblicata sul Supplemento Ordinario n. 63 alla G.U. n. 194 del 20/08/2013, definisce la normativa italiana che regola la fornitura di accesso ad Internet pubblico tramite wifi da parte degli esercizi commerciali e dei circoli privati.

L'articolo 10 è quello che sintetizza un po' tutta la regolamentazione:

Art. 10 (Liberalizzazione dell'accesso alla rete internet tramite tecnologia WIFI e dell'allacciamento dei terminali di comunicazione alle interfacce della rete pubblica) 
L'offerta di accesso alla rete internet al pubblico tramite tecnologia WIFI non richiede l'identificazione personale degli utilizzatori. Quando l'offerta di accesso non costituisce l'attività commerciale prevalente del gestore del servizio, non trovano applicazione l'articolo 25 del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1° agosto 2003, n. 259, e successive modificazioni, e l'articolo 7 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, e successive modificazioni.

In altre parole, il legislatore ha abrogato i vecchi vincoli consentendo agli esercizi commerciali, che non lo fanno come attività principale, di fornire al pubblico l'accesso ad Internet
  • senza bisogno di una licenza particolare,
  • senza il dovere di richiedere l'identificazione agli utilizzatori del servizio.
Purtroppo, nella realtà questa normativa non ha sortito alcune effetto, le reti WiFi nei locali pubblici del nostro paese sono sempre più chiuse.
Qualche esercente ci ha provato, per poi nella maggior parte dei casi tornare sui propri passi e rimettere la rete sotto autenticazione o addirittura toglierla dall'utilizzo dei clienti.

Negli Stati Uniti, ma anche in Francia, Brasile, Argentina, Germania, Olanda e tanti altri paesi anche esercizi commerciali "insospettabili" offrono questo servizio ai propri clienti. 
Non solo circoli, ristoranti, caffè, bar e pub come ci si aspetterebbe, ma anche negozi di abbigliamento, scarpe, sport, palestre, supermercati, centri commerciali hanno la propria rete Guest aperta per la connessione libera ad Internet.

Qui da noi no, quando si cerca una WiFi con lo smartphone di solito si visualizza la lista delle reti, tra l'altro molto corta, dove in corrispondenza di ciascuna di esse compare sempre il relativo lucchettino.

Come mai accade questo ?  Perché in gran parte del mondo è consuetudine che i negozi offrano questo servizio ai propri clienti mentre in Italia è una rarità ?

I fattori che incidono sono tanti tra i quali il fatto che in Italia il traffico dati su rete 3G/4G è molto più diffuso che in altri paesi, quindi la necessità degli utenti di avere una connessione WiFi è minore.

Tuttavia alla base della poca apertura da parte degli esercenti c'è la paura di essere fregati, di avere poco controllo su quello che succede.
C'è il sospetto che qualcuno usi indebitamente la rete per scopi illeciti con l'implicazione che ciò possa innescare dei controlli da parte delle forze dell'ordine con conseguente richiesta dei log relativi alle connessioni.
Il sospetto che qualcuno approfitti del servizio per scaricare da siti pirata, per effettuare download pesanti rallentando il servizio agli altri.
Il sospetto che si crei una clientela finta, più interessata al collegamento ad Internet che ai servizi/prodotti dell'attività commerciale.

Più che una paura però è una certezza, da noi abbondano i furbetti: gente che naviga su Internet appoggiata fuori alle vetrine dei negozi che offrono WiFi Free per non sprecare proprio il bundle dati, persone che rimangono sedute in macchina parcheggiate nelle vicinanze con il PC per scaricare gli aggiornamenti di sistema o che, quando va bene, si prendono un caffè ed occupano un tavolo per ore.

Per questi motivi la normativa non è sufficiente a sbloccare la situazione, ma dovrà essere molto più incisiva.
Offrire un servizio WiFi deve diventare per legge molto conveniente, in modo che la maggioranza degli esercizi commerciali lo facciano.
La possibilità di connettersi si deve diffondere e diventare una consuetudine, mitigando di fatto le problematiche descritte sopra.
Parallelamente è necessaria un'altra normativa che inviti i provider a fornire agli esercenti degli strumenti più semplici per poter configurare e controllare l'utilizzo della propria WiFi.




lunedì 20 aprile 2015

Il Social Software in ambito aziendale

La chiave per la collaborazione è la comunicazione. Per ottenere le performance migliori in un qualsiasi lavoro di squadra bisogna mettere in grado le persone di comunicare tra loro nel più semplice modo possibile.


Image courtesy of KROMKRATHOG at FreeDigitalPhotos.net
Il Social Software è una categoria di applicazioni che fornisce funzioni per la collaborazione e la condivisione tra gli utenti. 

Gli esempi di Social Software più noti sono:

  • Email
  • Forum 
  • Wiki 
  • Blogs
  • IM - Instant Messaging (es.: Skype, Messenger, Hangout, ecc.) 
  • Pagine, Gruppi e Community tematiche sui Social Network.

Il Social Software in ambito aziendale

Questi strumenti, in molti casi integrati tra loro in "ecosistemi" tipo Google, Microsoft, Yahoo e Facebook, rappresentano ormai un aspetto molto importante anche in ambito professionale ed aziendale oltre che privato. 

Il Social Caring, il dialogo con la propria clientela tramite le pagine dei Social Network e dei Blogs, è ormai una pratica obbligatoria per le aziende medio grandi.

L’Instant Messaging è uno strumento sempre più diffuso per dare supporto ai propri clienti da remoto ma è anche usato, spesso in modo spontaneo, come mezzo di comunicazione interna tra colleghi di una stessa azienda che hanno necessità di collaborare a distanza in modo semplice e veloce.

Secondo statistiche ottenute da società specializzate, la produttività migliora di circa il 20-25% nelle organizzazioni che hanno i dipendenti collegati online con la possibilità immediata di poter "chattare" e condividere materiale tra loro.
Nonostante questi benefici siano ben noti, in molti contesti imprenditoriale pubblici e privati ancora si ostacola l'utilizzo dei Social Software, pensando che i dipendenti possano perderci tempo in modo significativo pesando quindi negativamente sulla produttività. 

Tuttavia l'utilizzo autorizzato degli strumenti applicativi Social è in forte crescita, spesso viene addirittura imposto dalle aziende ai propri collaboratori. Sicuramente in futuro la tendenza aumenterà considerando l'integrazione nei processi di lavoro di funzionalità Cloud sempre più evolute per la collaborazione online e la scambio di materiale su storage esterni condivisi.

Altri Social Software

Altre tipologie di Social Software più specifiche e meno diffuse sono:
  • Social Guides: canali per condividere posti da visitare, dove dormire, mangiare e divertirsi. Solitamente in ottica multicanale sono realizzate sia sotto forma di portali Web che di App.
  • Social Networks commerciali: canali Web e App realizzate per fidelizzare i clienti attorno ad un brand o ad un prodotto. 
  • Social Online Storage: archivi e strumenti che consentono la distribuzione P2P (peer-to-peer) di file molto grossi.
  • Social Bookmarking: strumenti per la condivisione di playlist, "segnalibri" o "preferiti" che possono essere poi fruite tramite Web o App. 
  • Virtual Worlds: applicazioni complesse che consentono di incontrarsi e interagire con altre persone in un ambiente virtuale (es. SecondLife).
  • Social Gaming: applicativi online che forniscono dei tavoli da gioco virtuali nei quali gli utenti reali possono giocare (es. Poker Online).

L'evoluzione dei Social Software

Per continuare a fornire un valore aggiunto alla produttività aziendale ed ambire ad avere la dignità di veri e propri sistemi riconosciuti, le applicazioni di Social Software dovranno evolvere tenendo conto di aspetti importanti.

Integrazione
Non dovranno essere elementi aggiuntivi a quello che già esiste ma essere parte fondamentale della struttura tecnologica. Gli strumenti Social più moderni dovranno essere integrati con quelli già consolidati su delle piattaforme uniche, che non diano evidenza di ciò che è vecchio e ciò che invece è nuovo. 

Usabilità e Socialità
Dovranno essere:
  • Più veloci, più intelligenti, più semplici e più usabili. La nuova tecnologia deve essere in grado di facilitare il lavoro rispetto al presente.
  • Multicanale (utilizzabili da PC, Tablet, Smartphone).
  • Realmente Social, includere quindi funzionalità per collaborazione, profili individuali e di gruppo, IM, community, chat, blog, wiki, ecc, avere quindi tutte le caratteristiche di un buon Social Network. 

In caso contrario non verranno utilizzati e le persone continueranno ad usare altri social già consolidati. 

Cambiamento
Il loro utilizzo dovrà essere incluso nei processi aziendali, tale cambiamento va guidato dall'azienda con le giuste tecniche di Change Management.
Questo cambiamento deve essere presentato in modo chiaro come un miglioramento all'organizzazione, non come un accessorio ad essa.
Per avere successo, l'utilizzo di un Social Software deve essere sposato inizialmente dalle persone chiave in azienda e poi progressivamente riconosciuto da tutti come una opportunità di crescita.


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martedì 17 marzo 2015

Il rapporto tra Innovazione e Guerra

Prendo spunto da un articolo pubblicato su Forbes.com per fare delle considerazioni sul rapporto controverso tra l'innovazione e la guerra.
Di seguito c'è la traduzione dell'articolo in italiano per una più facile lettura e condivisione, alla fine alcune riflessioni.

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Libera traduzione da 4 Innovation lessons from the history of Warfare di Greg Satell del 14/03/2015.

4 Lezioni di innovazione dalla storia della guerra

Cosa hanno in comune la bomba all'idrogeno, i missili balistici minuteman e le armi di precisione teleguidate ?  Hanno tutte dato un contributo fondamentale alla tecnologia che utilizziamo normalmente nella vita di tutti i giorni. È un fatto curioso che la moderna società civile sia alimentata dalla tecnologia della guerra.

Ancora oggi, i fondi stanziati per la sicurezza nazionale continuano a svolgere un ruolo importante per l'evoluzione della tecnologia. Mentre i politici discutono di energia verde, la ricerca militare sta andando avanti a tutto gas. DARPA, l'agenzia che ha realizzato Internet, ha contribuito a inventare le automobili che si guidano da sole. La CIA anche ha un proprio fondo da investire.

Molti credono che l'enorme impatto che i militari hanno sulla tecnologia sia una questione morale e potrebbero essere nel giusto. Tuttavia, tralasciando ciò, si può anche imparare molto sull'innovazione, studiando la storia della guerra. Nel suo libro, "War made new", Max Boot ci dà la possibilità di fare proprio questo, fornendo realmente grandi approfondimenti per chiunque sia interessato all'innovazione.

1. Quando una nuova tecnologia appare per la prima volta, non abbiamo idea di cosa farci

Tendiamo a pensare che la tecnologia sia determinante. Con il motore a vapore iniziò la prima rivoluzione industriale. Elettricità e motore a scoppio alimentarono il secondo periodo. Il personal computing ha portato word processor e fogli di calcolo, cambiando le modalità di lavoro negli uffici. La stampa 3D e le altre tecnologie associate stanno creando una nuova rivoluzione industriale.

Ma una delle cose che rende l'innovazione così diabolicamente difficile è che quando si scopre una nuova tecnologia, nessuno è del tutto sicuro sul cosa farci, compreso l'inventore (e in alcuni casi soprattutto l'inventore). Quindi, ciò che spesso accade è che la nuova tecnologia sia inquadrata nel contesto di vecchi problemi o venga accantonata dopo un successo iniziale.

Max Boot fornisce un esempio particolarmente calzante raccontando un evento accaduto durante una battaglia navale tra l'Austria e l'Italia nel 1866. Quando il combattimento era sostanzialmente in pareggio, una nave austriaca affondò l'ammiraglia italiana speronandola con una imbarcazione fatta di ferro. Successivamente per decenni si è pensato che lo speronamento con navi in ferro fosse la nuova "killer app" della guerra navale.

C'è voluto un po' poi per capire che la strategia migliore fosse quella di costruire enormi navi da guerra con una potenza di fuoco devastante, cosa che non era possibile con le imbarcazioni di legno.
Così come, nei combattimenti con fucili ed armi a ripetizione, ci sono voluti decenni per rendersi conto che le linee statiche di fucilieri favoriscono gli avversari che invece si schierano con formazioni di combattimento decentrate.


2. Coloro che si muovono per secondi, lo fanno spesso nel modo migliore

Ci hanno insegnato a scuola di come i tedeschi abbiamo utilizzato la "guerra lampo" con effetti devastanti durante le battaglie iniziali della seconda guerra mondiale. Tuttavia, è molto meno noto che la guerra con i carri armati è stata effettivamente inventata dagli inglesi, i quali però non si sono da subito impegnati per sfruttare la nuova tecnologia.

La storia di quello che è successo parla chiaro. Winston Churchill, quando era primo ammiraglio durante la prima guerra mondiale, esortò la marina militare a costruire "carri rivestiti d'acciaio" sul telaio dei trattori  Però in battaglia, tali macchine mal progettate si ruppero e quindi vennero accantonate dagli affari militari britannici.

I tedeschi invece, non avendo sperimentato insuccessi, videro grandi possibilità nel poter coordinare via radio le unità mobili di terra con l'aviazione. Ne è risultato un nuovo tipo di guerra che ha portato a successi incredibili all'inizio della guerra. Se non fosse per la capacità industriale senza precedenti degli Stati Uniti, gli alleati non li avrebbero mai raggiunti.

I primi utilizzatori sono spesso considerati in vantaggio perché effettivamente hanno un vantaggio temporale. Tuttavia, il loro punto di vista sulla nuova tecnologia spesso può risultare distorta dalle prime inaffidabili versioni e dalla mancanza di tecnologie complementari.
Coloro che si muovono per secondi invece, possono vedere nuove possibilità che non erano evidenti nei primi giorni.


3. Demandare la decisione ai livelli più bassi

Un altro vantaggio che la Germania aveva nella seconda guerra mondiale era la struttura di comando. Mentre quella degli alleati era fortemente centralizzata, l'autorità dell'esercito tedesco era molto più distribuita. Questo ha permesso loro di improvvisare maggiormente, sperimentando sul campo ed arrivando a fare un miglior uso delle nuove tecnologie.

Gli strateghi spesso danno per scontato che, essendo meno coinvolti nella battaglia vera e propria, si sia più lucidi per trovare soluzioni migliori. Invece è chi opera sul campo che è in grado di vedere i problemi e valutare le opportunità che ai gradi più elevati rischiano di sfuggire.
Come specificato sopra, una nuova tecnologia difficilmente funziona esattamente come è stata pensata, ma è chi sta in prima linea che troverà la giusta impostazione.

Non è stato solo grazie ai carri armati ed agli aerei che i tedeschi fecero una guerra lampo così efficace, svolse un ruolo importante anche la radio installata su ogni loro carro armato. Ciò permise alle forze dell'asse di fare veloci aggiustamenti e reagire rapidamente agli eventi imprevisti.

Oggi, nella maggior parte degli ambienti militari viene utilizzata la dottrina del "Commander's intent", in cui ai ranghi più bassi vengono assegnati obiettivi specifici e devono capire come raggiungerli da soli. Purtroppo nel mondo delle imprese non è una direttiva sempre seguita.


4. La quantità ha la propria qualità

Nonostante i vantaggi nella tecnologia, la pianificazione, la dottrina e la professionalità dei suoi soldati, i tedeschi hanno perso la guerra. Ma la ragione non è stato un fallimento nella strategia o nell'esecuzione, ma piuttosto una diversa tecnologia che è stato perfezionata nelle catene di montaggio degli Stati Uniti.

Quando pensiamo agli eroi della seconda guerra mondiale, vengono in mente i grandi generali come Eisenhower e Patton, ma Henry Ford non fu meno importante. Max Boot osserva che già nel 1942 l'America produceva di più di tutti i suoi nemici insieme. Questo si è rivelato un vantaggio decisivo che ha determinato l'esito della guerra.

Come fanno notare Bob Sutton e Huggy Rao nel loro libro, "Scaling Up Eccellence", molte aziende giovani e promettenti che si concentrano nella ricerca della "next big thing", spesso falliscono perché non riescono a scalare sufficientemente. Invece, altri operatori efficienti spesso riescono a capitalizzare innovazioni sviluppate da altri. Un prodotto può essere venduto solo se si riesce a portarlo sul mercato.

Ad esempio, questo aspetto è stato fondamentale per il successo della Apple in Tim Cook. La società arriva raramente prima sul mercato proponendo delle nuove funzionalità, ma la sua capacità di sviluppare e spedire i nuovi prodotti su larga scala è senza pari nel suo settore di mercato e probabilmente in qualsiasi altro.


Cincinnato rinato

Molti penserebbero ad un atto d'accusa verso la società moderna che dedica tanto impegno e risorse alla guerra. Spendiamo di più per lo sviluppo di metodi efficaci per ucciderci a vicenda che per capire come guarire i malati, nutrire gli affamati o qualsiasi altra cosa. Mentre abbiamo tagliato i budget per un vaccino contro l'Ebola, gli enormi costi del programma "Joint Strike Fighter" vengono superati senza ostacoli.

Ma questa visione non è corretta. Sin dai tempi antichi la guerra è stata parte integrante nella costruzione di una società di successo. Il fatto è semplicemente che l'umanità nel nostro tempo è diventata meno violenta. Anche la povertà e la malattia sono significativamente diminuite. Noi ora stiamo per tanti aspetti meglio di quanto fossimo mai stati.

Gran parte del motivo è che, proprio come il grande condottiero romano Cincinnato, siamo stati in grado di trasformare la vittoria in battaglia in prosperità in pace. Le decisioni prese quando la vita e la morte sono in bilico possono avere una lucidità che in altri casi non si ha. Almeno in questo senso, la guerra può essere istruttiva.

Tuttavia è deplorevole che riusciamo così avidamente a raccogliere ingenti risorse per costruire una tecnologia più efficiente per uccidere e distruggere, ma invece non riusciamo così facilmente a finanziare in modo adeguato i programmi di pace. 
Forse la lezione più importante che possiamo imparare dalle guerre del passato è che dovremmo combattere meno di loro.

Articolo su Forbes di Greg Satell, consulente aziendale statunitense. 

Image courtesy of Stuart Miles at FreeDigitalPhotos.net

Considerazioni

In questi casi si rischia di cadere nelle ovvietà, esprimendo con frasi fatte dei valori incontestabili ed universali per tutti (o quasi) tipo "Viva la Pace e abbasso la Guerra", "il Bene vince sul male", "non è possibile spendere i soldi per le armi e far morire di fame i bambini", "non è la tecnologia ad essere cattiva ma l'uomo", ecc.
Non voglio discutere delle implicazioni morali, quindi mi soffermo solo sul rapporto che c'è tra tecnologia e guerra.

Nell'articolo vengono messi in evidenza solo casi in cui è stata inventata una tecnologia per usi militari. Ma accade anche il contrario.

Quante volte sono stati utilizzati normalissimi telefonini come inneschi per le bombe, quante volte la propaganda di guerra viene diffusa sui canali di telecomunicazione civili ?
Quante volte viene usata la rete cellulare per la localizzazione di obiettivi militari ?
Quanti aerei sono stati dirottati per motivi di guerra dichiarata o terrorismo ?
Quante autobombe ci sono state ? e non credo che le auto siano state inventate per fare la guerra.

Nonostante sia assolutamente vero che la guerra da spesso un impulso alla ricerca, è anche incontestabile che l'evoluzione dei prodotti che stanno sul normale mercato va ad una velocità doppia rispetto a quelli militari.
A parte pochi eserciti, in tempo di pace le tecnologie usate dai militari sono sempre un passo indietro rispetto a quelle "ultimo grido" sul mercato.

Non credo quindi che senza guerre l'evoluzione tecnologica avrebbe rallentato molto, le soluzioni sarebbero comunque arrivate nel breve periodo perché sono il mercato e l'economia che muovono tutto, guerre comprese.

L'uomo da sempre costruisce ed utilizza strumenti per i propri scopi e lo fa nel momento in cui ne ha bisogno. Se serve li pensa, li realizza e li usa.
La tecnologia, ora digitale, in passato di altro tipo, non è altro che la via per crearli questi strumenti, indipendentemente se il contesto sia di guerra o di pace.

L'innovazione non è mai fine a se stessa, si innova veramente solo se il frutto di tale attività cambia in qualche modo le cose, possibilmente in meglio.

La famosa frase di Henry Ford "C'è vero progresso solo quando i vantaggi della nuova tecnologia diventano per tutti" presuppone il rischio, anzi la certezza, che tra quei tutti ci sia chi la userà e la farà evolvere per scopi differenti rispetto a quelli originariamente previsti.



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mercoledì 18 febbraio 2015

Comunicare in modo efficace: Logica Induttiva vs Logica Deduttiva


Per comunicare in modo efficace bisogna preparare una strategia in base all'obiettivo che si vuole raggiungere ed alla tipologia delle persone a cui ci si rivolge.
Principalmente bisogna definire il Cosa ed il Come, cioè cosa si vuole comunicare e come si intende farlo.

Riguardo al Come, per strutturare un discorso, un documento o il materiale da utilizzare (es. una presentazione a slide), è opportuno organizzare lo schema da seguire con 2 logiche alternative:
  • Logica Deduttiva;
  • Logica Induttiva.
In entrambi i casi la cosa più importante è il messaggio principale che si vuole comunicare, ma ci si arriva con un percorso logico differente.

Image courtesy of ddpavumba at FreeDigitalPhotos.net

Logica Induttiva


Propone concetti basati su raggruppamenti logici.
Parte dal messaggio principale per poi entrare solo successivamente nel merito di: descrizione di contesto, motivazioni, conclusioni e suggerimenti riguardo alle azioni da intraprendere.


Esempio


Vantaggi 

  • Ciascun concetto è sostanzialmente autonomo e auto-consistente rispetto agli altri;
  • Concetti molto chiari e diretti e quindi facili da ricordare;
  • Efficace per un tipo di pubblico ben predisposto ed orientato all’azione.

Svantaggi

  • L'esposizione potrebbe essere troppo assertiva, un messaggio troppo diretto potrebbe essere interpretato un po' come una imposizione.



Logica Deduttiva


Segue un percorso logico a step successivi.
Argomentando le singole parti del ragionamento, porta progressivamente all'esposizione del messaggio principale.



Esempio




Vantaggi

  • Consente di dimostrare logicamente che il messaggio principale è la soluzione migliore;
  • Permette di presentare il perché e mostrare il come allo stesso tempo.

Svantaggi

  • Se i tempi per arrivare alla conclusione fossero troppo lunghi, si avrebbe difficoltà a far mantenere alta l'attenzione degli interlocutori su tutti i passaggi;
  • Se uno dei passaggi logici non fosse convincente, automaticamente tutto il ragionamento perderebbe di efficacia.


Conclusioni


In generale, argomento, obiettivo e tipo di interlocutori sono gli aspetti da considerare prima di scegliere se sia migliore una strategia di comunicazione induttiva o deduttiva.

Dare preferenza ad una logica rispetto all'altra dipende anche dalla cultura delle persone a cui ci si rivolge.
La figura successiva illustra quale logica è solitamente più incisiva nelle diverse aree geografiche.









sabato 7 febbraio 2015

Tecniche di Conferenza: come parlare ad una platea

Avete mai parlato di fronte ad una platea? Pensate sia facile parlare a tante persone?  Credete che basti improvvisare a braccio ed essere spigliato?  Che basterà parlare correttamente per essere capiti ed efficaci?

Beh, se così fosse state sbagliando di grosso, perché tenere una conferenza è una cosa difficile, che bisogna saper preparare, saper condurre ed essere pronti a gestire nel modo migliore altrimenti può rivelarsi addirittura un fallimento.

Image courtesy of renjith krishnan at FreeDigitalPhotos.net

Ciascuno di noi ha delle attitudini, delle cose che gli vengono più naturali rispetto ad altre.
Il talento conta anche nella capacità di comunicazione, un carattere più estroverso è sicuramente avvantaggiato rispetto ad uno più timido.
Una persona che ha la dote naturale di sapersi relazionare parte da una base migliore ma non è assolutamente sufficiente per essere convincenti di fronte ad una platea.
Anche il talento migliore ad un meeting o ad una convention rischia di fare una brutta figura se non applica le best practices di conferenza.
Un altro aspetto fondamentale è l'esperienza che, insieme al grado di preparazione ed all'affinamento delle tecniche, consente anche ai più introversi di potersi migliorare di volta in volta.

Vediamo quali sono i punti principali da curare.


Definizione dell'obiettivo

Forse è l'aspetto più importante perché da questo dipendono anche tutti gli altri.
Senza aver ben definito qual'è lo scopo finale probabilmente la conferenza non avrà una buona riuscita.

Non basta infatti aver individuato l'argomento (cosa scontata, altrimenti di cosa parliamo ?)  ma è fondamentale anche predefinire cosa si vuole ottenere.

Facciamo un esempio, supponiamo che l'argomento sia un nuovo prodotto in uscita sul mercato.
Qual'è l'obiettivo della conferenza ? Che gli uditori dopo vadano a comprarlo oppure che pensino a come poterne ricavare del business ?

In dipendenza dal tipo di obiettivo che ci si pone la conferenza probabilmente dovrà essere impostata in modo diverso.

Avere sempre bene in mente cosa si vuole ottenere è un fattore determinante per riuscire a gestire al meglio una conferenza.


Considerare il tipo di platea

Capire prima quale tipo di uditori ci troveremo davanti è alla base per poter programmare una conferenza al meglio.

Ci sarà un pubblico di esperti o di novizi riguardo all'argomento in questione ?
Per quale motivo seguiranno la conferenza ?
Qual'è il loro livello di interesse ?
Ci saranno interlocutori in grado di controbattere o fare domande scomode ?
Cosa si aspettano dalla conferenza ?

Queste sono tutte domande che è sempre bene porsi prima di passare alla fase di preparazione.
In base al tipo di platea che si prevede è anche possibile che si debba rivedere l'obiettivo. Per fare un esempio paradossale, andreste voi a parlare agli eschimesi con l'obiettivo di farli interessare all'acquisto di frigoriferi ?


Preparazione


Perchè prepararsi

Come in tutte (o quasi) le cose, la preparazione è fondamentale.

Vi buttereste con il paracadute senza aver controllato l'attrezzatura ?
Il rischio che qualcosa vada storto sarebbe altissimo.
Andreste in giro a New York senza cartina alla ricerca dei negozi più famosi ?
Ci potrebbero volere mesi prima di trovarli per caso.
Andreste ad un esame senza aver studiato ?
Quasi sicuramente verreste bocciati.
Fareste un concerto senza mai averlo già preparato e provato con il gruppo ?
Sarebbe certamente una brutta figura.

Tutte le persone di buon senso, a maggior ragione se esperte, sanno che per ottenere un buon risultato non basta essere culturalmente adeguati ed a conoscenza dell'argomento, ma serve una preparazione specifica mirata al raggiungimento dell'obiettivo.

Molti pensano che preparandosi a fondo non sarebbero più spontanei e naturali ma non è così perché la preparazione non deve essere volta ad imparare a memoria, ma ad avere sempre presente dove ti porterà il discorso, a gestire la dialettica mantenendo il controllo della conferenza senza perdere il filo logico.
Seguire una traccia chiara predefinita è il metodo più sicuro per raggiungere l'obiettivo. L'oratore ha maggior efficacia quando, con una dialettica chiara che segue un percorso regolare, guida la platea all'obiettivo e non quando la obbliga a seguirlo in pensieri tortuosi improvvisati al momento.

Chi predilige l'improvvisazione lo fa sottovalutando che il più delle volte la geniale ispirazione del momento viene a mancare con conseguenze pessime. E' sbagliato affidarsi solo al talento, la differenza tra il successo ed il fallimento sta soprattutto in una preparazione accurata rispetto ad una superficiale.
E' quindi meglio organizzare in anticipo la scaletta della conferenza, il materiale ed i propri pensieri.


Image courtesy oKROMKRATHOG at FreeDigitalPhotos.net


Come ci si prepara

La cose che quindi bisogna avere già fissato bene prima di preparare la conferenza sono:

  1. Argomento;
  2. Obiettivo;
  3. Tipo di platea (cosa interessa agli ascoltatori);
  4. Tempo a disposizione.


A questo punto bisogna considerare:

  1. quello che si ha da dire
  2. come si deve dirlo 

in modo da poter scrivere una scaletta da seguire ed una traccia discorsiva che abbia un filo logico.

Particolare attenzione bisogna mettere nel pensare all'inizio ed alla fine della conferenza, cioè all'approccio con il pubblico ed alla conclusione che dovrà indirizzare la platea verso il vostro obiettivo.

Si deve preparare bene tutto il materiale necessario, ad esempio la classica presentazione powerpoint, materiale audio/video e tutto ciò che servirà per illustrare quello che si sta dicendo.

Da tenere in considerazione:

  • le immagini sono più efficaci delle sole parole pertanto è opportuno rappresentare graficamente quanto più possibile;
  • in un discorso paragoni ed analogie rimangono molto impresse e servono a far comprendere più facilmente l'argomento.

Una volta pronti, bisogna provare e riprovare la conferenza, inizialmente anche da soli e poi possibilmente facendosi ascoltare da qualcuno, per verificare i tempi di esecuzione (bisogna cercare di non sforare mai il tempo a disposizione) e se il percorso dialettico porta all'obiettivo nel modo desiderato.

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Prepararsi agli imprevisti
Ulteriore aspetto sul quale bisogna prepararsi è quello degli imprevisti.
Farsi trovare pronti agli imprevisti sembra assurdo ma bisogna avere sempre in mente dei comportamenti tattici e delle risposte preconfezionate che ci consentano di riprendere il nostro percorso verso l'obiettivo.

Ad esempio:
Cosa devo fare se qualcuno interviene sviando il discorso ?
Come mi devo comportare in caso di domanda a cui non so dare una immediata risposta ?

Per casi come questi il suggerimento è quello di prepararsi a dare risposte tipo:
"Molto interessante, è un tema che potremo approfondire alla fine della conferenza",
"Grazie della domanda, prendo nota e le rispondo successivamente".

Preparare il proprio look
Nel presentarsi di fronte ad un pubblico per pochi minuti conta molto l'apparenza.
L'immagine di se stessi già fornisce un messaggio agli interlocutori prima ancora di parlare.
Quindi è importante valutare bene il look personale per essere adeguato all'evento ed al tipo di persone in platea.


Gestione della conferenza

Di seguito alcuni suggerimenti da applicare nel corso della conferenza.

Verificare visibilità e audio
Prima di cominciare verificate sempre se la vostra postazione è visibile e se l'audio è adeguato per far sentire la vostra voce in tutta la sala.
Stessa cosa per il materiale che avete portato, verificate che lo schermo di proiezione sia abbastanza grande e che le scritte siano leggibili dal pubblico.

Mostrare Entusiasmo
Una qualsiasi conferenza va affrontata sempre con entusiasmo, ostentando sicurezza verso la platea.
Se non date evidenza di crederci voi in quello che dite sarà impossibile essere efficaci verso il pubblico.
Le cose vanno dette con forza, è l'entusiasmo l'aspetto più importante per essere convincente.

Fare delle domande
Dopo aver salutato, iniziare facendo una bella domanda può essere la cosa migliore.
Ad esempio: "Avete mai sentito parlare di ......"  oppure  "Siete mai stati in....".
Non ci aspetta una risposta ma serve solo per introdurre l'argomento e contemporaneamente attirare l'attenzione rendendo il pubblico partecipe sin dall'inizio.
E' buona cosa fare domande di questo tipo anche nel proseguo della conferenza, in modo da mantenere alto il livello di coinvolgimento.

Usare il silenzio
Se vedete un pubblico distratto, che chiaccherando non presta troppa attenzione, il modo migliore per rimetterlo in riga è interrompere quello che si sta dicendo facendo silenzio.
Non cadete mai nell'errore di richiedere esplicitamente l'attenzione, vi distrarreste rispetto al discorso iniziato e creereste un rapporto conflittuale con gli interlocutori.
Il silenzio ha un potere molto forte, provate ad applicarlo.

Modulare la voce
Dosate il tono di voce, non deve essere ne troppo forte ne sussurrato. Va modulato in base all'argomento trattato ed al momento della conferenza.

Postura e contegno
Rivolgetevi anche fisicamente sempre verso la platea, guardate sempre il pubblico e non lo schermo di proiezione che probabilmente sta alle vostre spalle.
Muovetevi con disinvoltura, siate rilassati, non giocherellate nervosamente con qualche oggetto e non mettete le mani in tasca.

Seguire la traccia preparata
Articolate il discorso in modo chiaro secondo quanto stabilito, aiutandovi con il materiale che avete preparato (slide, immagini grafiche, video, oggetti).

Verificare l'effetto sugli ascoltatori
Osservate il pubblico e verificate sempre l'effetto che fanno le vostre parole ogni periodo.
Date al pubblico il tempo di valutare progressivamente quello che state dicendo.
Date i tempi giusti al discorso non parlando troppo veloce come una macchinetta.

Ripetere più volte i concetti più importanti
Nel corso della conferenza, ripetete più volte le cose che ritenete più importanti e che volete vengano assolutamente recepite nel modo corretto.

Mostrare sempre disponibilità
Abbiate un atteggiamento sempre simpatico e disponibile, ringraziate sempre il pubblico nelle fasi in cui è opportuno farlo e dichiaratevi sempre pronti a dare ulteriori chiarimenti rispondendo a domande durante o dopo la conferenza.

Non cadere in eventuali provocazioni
Se qualcuno vi interrompe, vi pone delle domande scomode o fa delle affermazioni che vi possono mettere in difficoltà (ad esempio: "non sono d'accordo, non è vero quello che dice") non perdete mai il controllo mettendovi in contrapposizione. L'obiettivo primario è quello di terminare la conferenza secondo la traccia stabilita.

In questi casi è opportuno utilizzare le frasi furbe che abbiamo preparate, tipo: "Grazie dell'intervento, sarà interessante confrontare le nostre diverse idee al termine della conferenza" oppure "Bella domanda, capisco che lei è molto competente, per darle una risposta più precisa c'è bisogno di aggiungere altre informazioni di dettaglio che saprò fornirle in seguito".

Bisogna tenere presente che spesso le persone intervengono, in modo provocatorio ed anche a sproposito, non perché abbiano effettivamente ragione di farlo, ma per dimostrarsi importanti e mettersi in luce nei confronti del resto del pubblico. Quindi la cosa migliore da fare è evitare di smentirli di fronte a tutti ferendo il loro ego, anzi bisogna ringraziarli per l'acutezza dell'intervento e rimandare il confronto alla fine (di rado poi vengono a chiedere effettivamente i chiarimenti).

Gestire le domande finali
Al termine è buona norma dedicare sempre qualche minuto alle Q&A (Questions and Answers), momento per le eventuali richieste di approfondimento.
Una conferenza deve rispettare i tempi stabiliti, quindi il suggerimento anche in questo caso è quello di rispondere in diretta nel caso sia possibile farlo in modo semplice e breve, rimandando quando invece per esporre dei concetti complessi servirebbe molto tempo.

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Invito all'azione

Quello che accade a seguito della conferenza è la cosa più importante, rappresenta il risultato della conferenza stessa.
Per questo motivo, contestualmente ai saluti (importantissimi), è sempre opportuno chiudere con un invito all'azione, esortando il pubblico a dare un seguito in prima persona.

Ad esempio:
"Ringrazio tutti, vi saluto ed invito a venire nei nostri negozi per provare il prodotto"
oppure
"Grazie per l'attenzione, un caloroso saluto a tutti, non esitate a telefonarmi o mandarmi un'email per avere ulteriori informazioni"

Questo serve anche per poter valutare il successo reale che ha avuto la conferenza, per cercare poi, in caso insuccesso, di prepararla meglio e correggere gli errori alla prossima occasione.

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Conclusioni

Parlare ad un pubblico non è facile, si può facilmente andare incontro a delle brutte figure anche se si stanno trattando argomenti sui quali si è molto competenti.

Tuttavia con l'esperienza si può migliorare la propria attitudine e con la preparazione si possono ottenere risultati sempre più positivi.

Talento + Preparazione + Esperienza = Successo



Links consigliati

TED - Ideas worth spreading - Se volete imparare un po' dai maestri della conferenza, andate su ted.com, scegliete l'argomento, il video che più vi interessa e la lingua (è possibile selezionare anche i sottotitoli in italiano).
E' sorprendente quanto possa essere avvincente una conferenza tenuta da persone capaci.


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venerdì 30 gennaio 2015

Freewheeling e Brainstorming, a cosa servono e come funzionano

Probabilmente in molti ne hanno già sentito parlare, sicuramente più di frequente del Brainstorming che del Freewheeling. Cosa significano realmente questi due concetti ed a cosa servono ? 
Come si applicano tecnicamente ?

Definizione

Freewheeling significa: discussione a ruota (wheel) libera (free), lasciar circolare liberamente i pensieri esprimendo la propria creatività senza vincoli.
Brainstorming significa: utilizzo del cervello (brain) per prendere d’assalto (storm) i problemi. Spesso tradotto come tempesta di cervelli.

Storia

Il primo ispiratore di queste tecniche fu l'americano Alex Osborn che a partire dal 1953 le documentò in diverse pubblicazioni, in particolare nel libro Applied Imagination.
Le sue direttive suscitarono subito molto interesse sia in ambito universitario che all'interno di molte aziende che iniziarono a metterle in pratica perfezionandole.
Già nel 1955 alla General Motors un nutrito gruppo di dirigenti fu istruito all'utilizzo del Freewheeling e del Brainstorming, in breve tempo l'esempio fu seguito anche da tante altre importanti aziende orientate all'utilizzo di tecniche all'avanguardia.
Oggi tali metodologie sono pratiche consolidate, largamente utilizzate ed insegnate come best practices di project e team management.

A cosa servono

Freewheeling e Brainstorming sono tecniche che servono a trovare soluzioni, a generare ed individuare le idee migliori.

Su cosa si basano

Il metodo in entrambi i casi è basato sulla Associazione di Idee, in altre parole sul concetto che un'idea tira l'altra.

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Come funziona il Freewheeling

Questo metodo è individuale, va quindi applicato da un persona sola in autonomia. Dando modo ai propri pensieri di svilupparsi liberamente si causa una associazione di idee sequenziale.

La tecnica del Freewheeling si divide in due fasi:

Fase 1: Raccolta
Una volta individuato l'argomento o il problema, bisogna permettere ai nostri pensieri di vagare liberamente, senza controllo, possibilmente in un contesto di tranquillità e rilassatezza.
Il nostro spirito deve rendersi conto che in quel momento può spaziare senza limiti.
Prima che si decida qualcosa scegliendo una soluzione, bisogna lasciare libera la nostra immaginazione, astenendoci dall'esprimere giudizi più razionali che blocchino la creatività anche se si giunge a conclusioni impossibili.
E' necessario, scrivendo con carta e penna o più facilmente registrando la nostra voce, prendere nota di tutti i pensieri, anche dei voli pindarici impossibili che la nostra mente ha elaborato.
Questa fase deve durare un tempo consistente, sufficiente a raccogliere un buon numero di idee.

Fase 2: Valutazione
La seconda fase consiste nel rivedere sequenzialmente in modo più razionale tutte le nostre idee, eliminando quelle impossibili o senza senso. Va fatta una selezione ricorsiva sempre più ristretta che, dopo attenta riflessione, alla fine porti alla scelta migliore.


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Come funziona il Brainstorming

La tecnica del Brainstorming è analoga a quella del Freewheeling ma in un contesto in cui le idee vengono prodotte insieme ad altre persone.
Il fattore fondamentale su cui si basa è che una corretta collaborazione di più teste pensanti è in grado di elaborare idee migliori rispetto ad una sola.
Sicuramente avete anche voi vissuto situazioni in cui un pensiero esternato da un'altra persona vi porta a svilupparne altri, una parola di un interlocutore ve ne suggerisce un'altra che altrimenti non vi sarebbe mai venuta in mente. Ecco il Brainstorming si fonda sui meccanismi di questo tipo che si innescano in un gruppo di persone collaborativo.

Anche nel Brainstorming è molto importante tenere separate le due fasi.

Fase 1: Raccolta
Il gruppo di persone coinvolte deve sedersi attorno ad un tavolo e ciascuno è libero di esprimere qualsiasi idea gli venga in mente riguardo ad un determinato argomento o problema.

Tutto deve essere annotato o registrato, fino a collezionare circa un centinaio di pensieri.

Regola fondamentale è che: è vietata qualsiasi critica o commento a idee espresse in precedenza. 

Non devono assolutamente essere mosse critiche o osservazioni che restringano in alcun modo la creatività e di conseguenza la portata della proposta di ciascuno.
Il motivo è che un commento negativo ad una idea potrebbe inibire successivamente la persona che l'ha formulata, bloccandone di fatto la libertà di espressione nel proseguimento del brainstorming.

E' importante che tutti capiscano che lo scopo di questa fase non è trovare la soluzione migliore, ma raccogliere il maggior numero di idee, anche quelle che possono sembrare improponibili.

Con l'associazione di idee, una proposta assurda potrebbe richiamarne altre che invece saranno importanti e risolutive.

Questa fase deve avere una durata adeguata all'argomento/problema in discussione.
Le statistiche dicono che:

  • nel secondo quarto d'ora viene prodotto un numero di idee anche 3 volte superiore rispetto al primo quarto d'ora;
  • l'idea migliore solitamente esce fuori tra la 50esima e la 100esima;

quindi è importante non affrettare mai la chiusura del Brainstorming.

Non è necessario che tutti i partecipanti siano competenti sull'argomento in questione, spesso le idee più semplici e geniali vengono da persone inesperte e non direttamente coinvolte.


Fase 2: Valutazione
Anche nel Brainstorming la seconda fase è quella valutativa.
Il gruppo di lavoro congiunto deve esaminare sequenzialmente e ricorsivamente le idee, eliminando quelle non adeguate fino a restringere il cerchio alle migliori.
A questo punto, per la scelta finale tra le idee selezionate, è necessaria un'analisi approfondita da parte delle persone più esperte che hanno la responsabilità effettiva della decisione.


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Conclusioni

Freewheeling e Brainstorming sono metodi idonei a trovare soluzioni sia in un contesto lavorativo che nella vita privata.
Il buon successo è vincolato dal fatto che tutti i partecipanti, non solo il coordinatore, siano consapevoli delle fasi di applicazione e delle regole imprescindibili sopra descritte.

Nelle aziende l'utilizzo del Brainstorming, libera la creatività dei collaboratori rendendoli anche più consapevoli e partecipi delle decisioni che vengono prese, rende le riunioni più produttive e contribuisce ad ammorbidire le tipiche divergenze di opinione.

Anche nella vita privata è possibile trovare applicazione.
Immaginiamo ad esempio di dover scegliere insieme ai propri familiari o agli amici un posto dove andare in vacanza, ognuno propone la propria meta e prendendo atto di quanto suggeriscono gli altri è in grado di rilanciare a sua volta una nuova idea migliorativa della precedente.



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venerdì 10 ottobre 2014

Quanto influenza Gartner ?

Gartner, la famosa multinazionale leader nella consulenza strategica, ricerca ed analisi nel mondo dell'Information Technology, è generalmente considerata una sorta di detentrice della verità assoluta, una Cassandra che predice le tendenze future in base alle informazioni del presente e del passato.

Partendo da statistiche, notizie, eventi, verifiche e ricerche, Gartner fornisce con grande competenza una vision di alto livello sulle evoluzioni del mondo IT,
Gartner analizza le tendenze, osserva il mercato e, lavorando anche a stretto contatto con le aziende, riesce a fotografare un mondo che evolve velocissimo.

Non esiste meeting che si rispetti in cui non venga citato qualche report di Gartner.
Spesso nelle convention azendali l'ospite d'onore è proprio un rappresentante della suddetta società in grado di sperticarsi in discorsi sui massimi sistemi e conquistare una platea il più delle volte non preparata e che quindi alla fine capisce ben poco.

Sulle direttive di Gartner le aziende più cool fondano parte delle strategie o quantomeno spesso giustificano le proprie scelte facendo riferimento alle informazioni che seguono al "Gartner dice che.....".

Non volendo mettere assolutamente in discussione la qualità del lavoro Gartneriano, è lecito porsi alcune domande:

  • Gartner analizza il mondo IT, ma quanto essa stessa lo influenza ?
  • Qual'è la percentuale delle previsioni che poi si verificano anche nei numeri ?
  • Quale quota parte di eventi annunciati poi si verifica proprio perché è stato prima suggerito da Gartner?
  • Quale incidenza hanno le analisi di Garner sul fatto che poi si verifichino ? In altre parole, se Gartner indica una tendenza, data la sua autorevolezza, è probabile che venga seguita e quindi è anche più semplice da prevedere.

Sarebbe interessante avere da Gartner anche report di questo tipo.
Chissà se fanno anche queste analisi.
Sicuramente si.

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mercoledì 25 giugno 2014

Tra Business e Software

Nella rincorsa al business, nell'epoca della informatizzazione iniziata da qualche decennio, stiamo assistendo a due tipi di evoluzioni:
  1. Aziende Tradizionali che per stare al passo con i tempi intraprendono con alterne fortune percorsi di adeguamento tecnologico, digitalizzazione e softwarizzazione;
  2. Aziende di Software che si dotano di asset reali, strumenti e strutture logistiche per estendere il loro scenario di business oltre la sola fornitura di servizi e sistemi informatici per conto terzi.
I primi arrivano al software partendo dal business mentre i secondi arrivano al business partendo dal software.
Queste realtà diverse, che partono da presupposti antitetici, si ritrovano come competitors sui mercati con offerte che in tutti i settori sono un mix tra prodotti reali e digitali, un mash-up tra soluzioni software ed oggetti o servizi.


Gli scenari di business sono molto vari, i mercati molto diversi a seconda della tipologia di business e della situazione economica dei paesi, ma senza sbagliare troppo possiamo dire che il percorso delle imprese tradizionali appare più faticoso. 

E' molto più difficile riconvertire strutture e prodotti già esistenti, processi e conoscenze aziendali consolidate, rispetto invece a chi parte da una situazione più agile, informatizzata e moderna in cui il software è già elemento fondante, il "cemento armato" con cui costruire e su cui basare qualsiasi offerta.

Le aziende che hanno il software nel DNA partono avvantaggiate, perchè ormai è ovunque ed è di importanza fondamentale in tutti i contesti.
Le applicazione informatiche fanno la differenza, quelle buone, ben progettate e ben realizzate la fanno ancora di più.

Riprova ne sono le storie di Amazon, EBay, Paypal, ITunes (Apple), Google, Spotify, Pixar, WalMart e di tanti altri colossi che partendo dal software hanno sconfinato in mercati già esistenti, non propriamente informatici, ed hanno distrutto la concorrenza.

In entrambe le tipologie di aziende, tradizionali o software company, l'adeguamento necessario per conquistare il business viene indirizzato in diversi modi non esclusivi, anzi spesso complementari:
  • Acquisizione di aziende con le giuste competenze 
  • Acquisizione di aziende che già presidiano il mercato target
  • Internalizzazione (Insourcing) di attività e competenze 
  • Esternalizzazione (Outsourcing) di porzioni di attività verso aziende esterne
  • Collaborazione con aziende partner
  • Ricerca ed ingaggio di nuovo personale con le giuste competenze
  • Conversione ed estensione del know-how aziendale
  • Rivisitazione di processi e strutture aziendali
  • Mix e Sinergie tra tutti i suddetti elementi

Il cambiamento in Italia

Nel nostro paese le imprese non hanno ben compreso la portata del cambiamento in atto già da anni su tutti i mercati, non hanno ancora capito che il software sta mangiando il mondo.
Non si vedono la giusta attenzione ed investimenti adeguati per stare al passo con l'evoluzione dell' Information Technology.
C'è superficialità nella scelta degli applicativi che si utilizzano, i driver decisionali sono quasi sempre di carattere economico/commerciale o di favore, non tecnico funzionale. Inoltre é evidente una bassa considerazione delle professionalità che realizzano i sistemi informatici e ne gestiscono il ciclo di vita.
In un paese storicamente subalterno nei cambiamenti, il software è ancora erroneamente considerato una Commodity, un aiuto e non un elemento portante delle aziende e del business stesso.


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venerdì 30 maggio 2014

Innovazione e Cambiamento

.
Una delle vignette più carine e significative, tra quelle che girano sui social in questo periodo, è quella dei due lavoratori che spingono faticosamente un carretto con le ruote quadrate rifiutando, in quanto troppo occupati,  l'aiuto di un amico che propone di modificarlo con ruote rotonde.
Di questa immagine ne esistono 2 versioni, una disegnata, l'altra realizzata con pupazzetti lego o playmobil, ma che rappresentano esattamente la stessa cosa.


Il tema, seppur interpretato con una grande ironia, è quello dell'innovazione e del cambiamento, argomenti strettamente collegati ma non sempre direttamente conseguenti tra loro.

Infatti, se già è molto difficile creare qualcosa di innovativo, ancora più difficile generare un cambiamento reale portandolo ad essere utile, utilizzato e quindi produttivo.

I simpatici fumetti evidenziano l'ottusità di coloro che rifiutano il miglioramento, ciechi di fronte ad una possibile evoluzione tanto da giustificarsi con il fatto che sono troppo impegnati per poterla applicare. 

La cosa fa sorridere, ma non è così distante dalla realtà.
Nessun cambiamento è "Gratis" e indolore, ci sono sempre degli impatti inevitabili che bisogna prevedere e saper gestire.

Quando un' innovazione deve andare ad incidere non su un carretto ma in un contesto complesso (es. una organizzazione, un mercato, una azienda, la società), il cambiamento va pianificato, preparato e gestito con professionalità manageriale, altrimenti è quasi sicuramente destinato a fallire.

I Change Manager devono predisporre le strutture, l'organizzazione, i processi e la corretta comunicazione.

Particolare importanza rivestono le Key People, le persone chiave che prima degli altri dovranno sposare l'idea e contribuire in modo convinto alla diffusione della innovazione, di qualsiasi tipo essa sia.
Fondamentale è preparare le persone, perchè dovranno essere coinvolte e rassicurate riguardo alla strada che verrà intrapresa ed ai benefici che ne seguiranno.

Va preparato il transitorio, periodo in cui la novità non è ancora totalmente applicata e digerita, durante il quale i benefici non sono ancora evidenti e che quindi è opportuno gestire bene a livello organizzativo e soprattutto comunicativo.

Un cambiamento, di qualsiasi tipo organizzativo o tecnologico, è sempre un momento difficile per coloro che ne sono parte, nell'individuo si possono innescare diverse fasi come la perplessità, il rifiuto, la frustrazione per poi passare all'accettazione, all' abitudine, al convincimento e, se il processo è positivo, all'apprezzamento ed alla collaborazione.

Se le dinamiche di un cambiamento non vengono tutte considerate e ben guidate, le possibilità di successo si riducono drasticamente.
Per questo motivo si da sempre più importanza al Change Management, disciplina che include l'insieme delle metodologie, degli strumenti e delle best practices con cui è opportuno governare l'introduzione delle innovazioni.
Sulla Gestione del Cambiamento esistono corsi, rivolti a Manager e Project Manager, che insegnano le direttive per un corretto approccio.
Soprattutto nell'ambito dell'Information Technology, dove le proposte innovative sono molto più frequenti, diventa basilare conoscerne le linee guida generali prima di definire le attività da fare nel contesto specifico.

Image courtesy of Stuart Miles / FreeDigitalPhotos.net

sabato 24 maggio 2014

Perchè il software è una forma d'arte

Tutti ormai usano il computer, anche gli artisti.
Rispetto alle forme d'arte tradizionali e soprattutto a quelle più moderne (es. cinema e fotografia), i programmi software sono di solito considerati come strumenti facilitanti ed abilitanti verso nuovi confini espressivi.

Alla stragrande maggioranza delle persone sfugge però che anche il software è un manufatto frutto dell'ingegno e dell' inspirazione dell'uomo.
La cosa sembrerà a molti un'eresia, ma chi conosce il mondo dell'ingegneria informatica sa perfettamente che l'approccio alla realizzazione di un software ha una forte componente creativa.

Il limite sta nel fatto che la bellezza di una soluzione software non è facilmente verificabile;
anche se con un algoritmo geniale risolve un problema complesso ed è inspirata da una grande creatività, rimane confinata nei meandri del codice e quindi è generalmente ignorata dagli utilizzatori.

Solo un informatico esperto con le giuste competenze specialistiche, che abbia l'opportunità di analizzare il codice, può realmente apprezzarla, condividerla e addirittura prenderne ulteriore ispirazione.

Tuttavia è ora di sdoganare questa forma creativa elevandola nella sue massime espressioni ad Arte, considerando che il "Software sta mangiando il mondo", i programmi informatici sono sempre fondamentali nel quotidiano delle persone, gran parte dei manufatti sono oggetti mossi dal software e stiamo andando verso l'era dell' Internet of Things.


I seguenti punti sintetizzano il perchè l'ingegneria del software può essere assimilata alle forme d'arte tradizionali e moderne.
  1. Un algoritmo può essere oggettivamente bello o brutto, ma anche interpretabile soggettivamente.  
  2. La realizzazione di un software deriva da un'idea. Una soluzione software è frutto dell'inventiva o addirittura del genio di uno o più uomini (con profili professionali differenziati ma che per comodità chiameremo "programmatori"). 
  3. Non esiste una rappresentazione unica di un programma, ciascun programmatore interpreta e realizza il codice a modo suo.
  4. Ogni programmatore ha un proprio stile, che può variare nel tempo. 
  5. Il buon programmatore unisce tecnica, talento e creatività. Questi aspetti, in diversa misura e rapporto, sono riscontrabili in tutti gli artisti.
  6. Un algoritmo software, come la musica, è anche figlio di una inspirazione momentanea. Uno stesso programmatore tipicamente realizza una procedura in maniera diversa a seconda del momento.
  7. L'ispirazione che indirizza con un algoritmo particolarmente geniale una soluzione, va colta al momento altrimenti rischia di svanire.
  8. Anche nel software, come nella poesia e nella pittura, esistono le correnti, le scuole di pensiero e le mode.
  9. Il codice di un programma, se ben scritto, ordinato ed indentato, può essere paragonato allo svolgimento di una poesia, di un poema.
  10. Un software può essere fonte di inspirazione per un altro software.
  11. Un programmatore può essere maestro, esempio e fonte di inspirazione per un altro programmatore.
  12. Un codice software è sempre posizionabile in un periodo temporale ben definito, per forma (es. linguaggio di programmazione), tecnica (es. procedurale, strutturata od object oriented) e contenuto (tipologia di soluzione indirizzata).
  13. Non tutti sono in grado di capire un algoritmo software. Non tutti possono comprenderlo allo stesso modo. Come per le altre forme d'arte, per poterlo apprezzare appieno servono le giuste conoscenze ed esperienze.
  14. Il programmatore sente come una propria creazione il software scritto, spesso ne è geloso.
  15. Come per i quadri, il programmatore ci tiene a firmare il proprio codice. 
  16. Si parla di architetture del software, come per l'architettura edilizia il confine tra soluzione tecnica e rappresentazione di arte è molto sottile.