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venerdì 27 gennaio 2017

Tipologie di riunione

Quando si organizza una riunione una delle cose fondamentali è aver ben chiaro qual'è l'obiettivo finale e di conseguenza che tipo di incontro si desidera impostare.

Una riunione può essere delle seguenti tipologie:

  1. Informativa
  2. Decisionale
  3. Motivazionale
  4. Creativa



Lo scopo determina quale debba essere la tipologia della riunione stessa e quindi deve indirizzarne la preparazione e la decisione su chi debbano essere i partecipanti e con quali ruoli.  Potrebbe essere controproducente organizzare un incontro con obiettivi di diversi tipologia, è sempre più opportuno mettere in sequenza riunioni differenti (Suggerimenti per organizzare riunioni produttive).


Riunione Informativa

Obiettivo: comunicare informazioni ai partecipanti.
Se l'unico obiettivo è quello di fornire informazioni, è sufficiente esporre a tutti una relazione o una presentazione facilmente comprensibile. Le migliori riunioni informative sono però quelle più interattive con i partecipanti. Maggiore è la partecipazione, maggiori sono la comprensione dei contenuti, la condivisione e la collaborazione futura dei partecipanti.
I principali aspetti da considerare per una riunione informativa sono:
  • Chi fornisce le informazioni
  • Chi sono le persone che devono recepire le informazioni
  • In quale modo vengono fornite le informazioni (Comunicare in modo efficace: Logica Induttiva vs Logica Deduttiva)
  • Anticipare ai partecipanti il materiale utile a comprendere le informazioni che verranno esposte
  • Non leggere ma esporre il contenuto informativo
  • Valutare eventuali informazioni alternative o collegate.


Riunione Decisionale

Obiettivo: prendere una decisione con la collaborazione dei partecipanti.
I partecipanti devono avere le informazioni necessarie per contribuire al processo decisionale, quindi devono arrivare alla riunione già informati in merito all'oggetto della decisione e su quale sia il processo per prenderla. 
I principali aspetti da considerare per una riunione decisionale sono:
  • Le informazioni propedeutiche vanno fornite in precedenza
  • Deve essere noto chi è che prende la decisione finale
  • Bisogna far partecipare tutti coloro che possono contribuire al processo decisionale
  • A posteriori vanno informati tutti coloro siano interessati alla decisione presa.


Riunione Motivazionale

Obiettivo: ottenere collaborazione ed impegno dai partecipanti.
Gli incontri motivazionali sono utili per ottenere il massimo impegno da parte di tutte le persone coinvolte in un'attività comune. Per ottenere ciò è necessario utilizzare leve logiche ed emotive che abbiano presa sul gruppo. 

I principali aspetti da considerare per un incontro motivazionale sono:
  • Il relatore deve essere in grado di fornire una spiegazione logica ma soprattutto un messaggio motivazionale convincente
  • Le persone chiave vanno coinvolte e motivate per prime.


Riunione Creativa

Obiettivo: generare idee per trovare la soluzione migliore.
Una riunione di Freewheeling/Brainstorming è più efficace e veloce se i partecipanti hanno avuto in precedenza modo di riflettere sull'argomento. La riunione va sempre guidata nel modo corretto altrimenti si rischia di avere dei buchi nel processo creativo di gruppo.
I principali aspetti da considerare per una riunione creativa sono:
  • Chi deve essere coinvolto nella riunione
  • Valutare sempre pro e contro di ciascuna idea
  • Non fermare il processo creativo alla prima idea sufficientemente credibile 


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giovedì 25 agosto 2016

Workaholism: nell'era digitale il troppo lavoro diventa una dipendenza

Con la definizione americana Workaholism si identifica la sindrome da dipendenza dal lavoro.

Nell'era digitale always on che stiamo vivendo questa problematica è sempre più frequente e può arrivare ad essere una vera e propria patologia.
Per determinate tipologie di mestieri, essendo ormai sempre connessi con smartphone e tablet, è semplice continuare a lavorare anche quando non si è nel posto ed in orario di lavoro o si è addirittura in vacanza, pertanto è più difficile riuscire effettivamente a "staccare la spina".


Quali sono i sintomi del workaholism ?

  • Tendenza ossessiva a pensare al lavoro
  • Preoccupazione continua nel ripensare al lavoro svolto in passato
  • Ansia pensando al lavoro che si dovrà svolgere in futuro
  • Nervosismo ed impulsività generale in tutte le situazioni
  • Impazienza 
  • Compulsività nella consultazione degli strumenti che afferiscono al lavoro (Email, Internet, documenti su PC o in Cloud)

Da una vita troppo lavoro-centrica ne possono conseguire disturbi fisici dovuti a:
  • Stress fisico e mentale
  • Somatizzazione 
  • Insonnia
  • Disordine alimentare (pasti veloci o addirittura saltati, trash food, alcool, caffeina, ecc. )
  • Sedentarietà
  • Utilizzo di medicinali di supporto.

Cause

  • Necessità di lavorare di più a causa di difficoltà economiche
  • Paura di perdere il lavoro
  • Forte desiderio di fare carriera e raggiungere la posizione desiderata
  • Eccessiva ambizione di successo, potere e soldi
  • Organizzazione del lavoro non efficiente
  • Mancanza di soddisfazioni in ambito non lavorativo.


Conseguenze

Oltre ai problemi sulla salute, ci sono ripercussioni anche nei rapporti sociali in ambito privato oltre che lavorativo.
Per un individuo workaholic è inevitabile un progressivo distacco dalla famiglia ed anche nel contesto lavorativo possono determinarsi situazioni negative nel relazionarsi con gli altri.
Il disordine introdotto da un comportamento non lucido ed anche ad un controllo eccessivo su colleghi e collaboratori sono aspetti controproducenti.
Il clima sul posto di lavoro ne può risentire negativamente a causa della pressione che il soggetto, soprattutto se ha delle responsabilità di management, esercita sugli altri pretendendo lo stesso impegno continuativo: le persone diventano solo risorse, strumenti utili al raggiungimento degli obiettivi lavorativi.

Il lavorare senza sosta in modo compulsivo è una patologia psicologica che può essere assimilata alla dipendenza dal gioco d’azzardo, oltretutto è facile caderci perché non viene vissuta dal soggetto come un vizio da condannare ma anzi viene giustificata diventando un vanto per la propria coscienza.


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lunedì 7 dicembre 2015

8 suggerimenti per organizzare riunioni produttive


Le riunioni sono una delle principali cause di perdita di tempo nelle attività aziendali.
Non tutte chiaramente, ma buona parte di esse sono mal impostate e quindi non produttive.
Uno studio americano ha stimato che, prendendo in considerazione il totale del tempo in cui le persone vengono coinvolte nelle riunioni,  il 50% sia inutile.

Da riunioni non efficaci perché organizzate male, inevitabilmente ne conseguono altre riunioni destinate a fare la stessa fine.
Tutto ciò per una azienda ha un costo diretto sulla produttività ed indiretto sugli aspetti economici (tempo sprecato = perdita di denaro).

Image courtesy of D.Castillo Dominici at FreeDigitalPhotos.net

Di seguito alcune direttive per impostare le riunioni in modo migliore. 

  1. Organizzare la riunione. Una riunione possibilmente va organizzata in modo non affrettato affinché si possano indirizzare bene i punti successivi. Convocarla senza avere le idee chiare può essere controproduttivo.
  2. Ridurre al minimo il numero di partecipanti. Non c'è bisogno di invitare tutte le persone interessate (stakeholders), ma solo coloro realmente necessari per indirizzare la decisione finale. Il pensiero degli altri può essere raccolto preventivamente via email o telefono.
  3. Comunicare gli obiettivi in modo chiaro. Fornire ai partecipanti, contestualmente alla convocazione alla riunione, una breve descrizione di quali sono gli obiettivi e cosa ci si aspetta da loro singolarmente, in modo che arrivino preparati.
  4. Fornire una agenda dettagliata. Se la riunione ha più argomenti di discussione è importante fornire preventivamente un ordine del giorno con i relativi orari. Questo permetterà alle persone di venire solo per la parte della riunione che è rilevante per loro. 
  5. Governare la discussione. E' fondamentale che ci sia una persona che coordini e governi con autorevolezza il dibattito, in modo da far focalizzare sempre i partecipanti sugli aspetti importanti e non perdere mai di vista gli obiettivi ed i tempi della riunione stessa.
  6. Definire le prossime azioni. Non terminare la riunione senza decidere quali saranno i prossimi passi da fare. E' fondamentale stabilire le azioni concrete da intraprendere e verificare che tutti i partecipanti le abbiano recepite.
  7. Rispettare gli orari previsti. Iniziare all'orario stabilito anche se qualcuno non è ancora arrivato. Segnalare a tutti quando il tempo sta per finire in modo da far pressione sulle persone per finalizzare le decisioni e definire i prossimi passi. 
  8. Limitare la lunghezza. Se una riunione è stata ben preparata è inutile farla troppo lunga dato che la gente si stanca, si distrae e c'è il rischio di prendere decisioni sbagliate. Piuttosto che farla durare troppo a lungo, se necessario è meglio pianificare un secondo incontro. 

mercoledì 18 febbraio 2015

Comunicare in modo efficace: Logica Induttiva vs Logica Deduttiva


Per comunicare in modo efficace bisogna preparare una strategia in base all'obiettivo che si vuole raggiungere ed alla tipologia delle persone a cui ci si rivolge.
Principalmente bisogna definire il Cosa ed il Come, cioè cosa si vuole comunicare e come si intende farlo.

Riguardo al Come, per strutturare un discorso, un documento o il materiale da utilizzare (es. una presentazione a slide), è opportuno organizzare lo schema da seguire con 2 logiche alternative:
  • Logica Deduttiva;
  • Logica Induttiva.
In entrambi i casi la cosa più importante è il messaggio principale che si vuole comunicare, ma ci si arriva con un percorso logico differente.

Image courtesy of ddpavumba at FreeDigitalPhotos.net

Logica Induttiva


Propone concetti basati su raggruppamenti logici.
Parte dal messaggio principale per poi entrare solo successivamente nel merito di: descrizione di contesto, motivazioni, conclusioni e suggerimenti riguardo alle azioni da intraprendere.


Esempio


Vantaggi 

  • Ciascun concetto è sostanzialmente autonomo e auto-consistente rispetto agli altri;
  • Concetti molto chiari e diretti e quindi facili da ricordare;
  • Efficace per un tipo di pubblico ben predisposto ed orientato all’azione.

Svantaggi

  • L'esposizione potrebbe essere troppo assertiva, un messaggio troppo diretto potrebbe essere interpretato un po' come una imposizione.



Logica Deduttiva


Segue un percorso logico a step successivi.
Argomentando le singole parti del ragionamento, porta progressivamente all'esposizione del messaggio principale.



Esempio




Vantaggi

  • Consente di dimostrare logicamente che il messaggio principale è la soluzione migliore;
  • Permette di presentare il perché e mostrare il come allo stesso tempo.

Svantaggi

  • Se i tempi per arrivare alla conclusione fossero troppo lunghi, si avrebbe difficoltà a far mantenere alta l'attenzione degli interlocutori su tutti i passaggi;
  • Se uno dei passaggi logici non fosse convincente, automaticamente tutto il ragionamento perderebbe di efficacia.


Conclusioni


In generale, argomento, obiettivo e tipo di interlocutori sono gli aspetti da considerare prima di scegliere se sia migliore una strategia di comunicazione induttiva o deduttiva.

Dare preferenza ad una logica rispetto all'altra dipende anche dalla cultura delle persone a cui ci si rivolge.
La figura successiva illustra quale logica è solitamente più incisiva nelle diverse aree geografiche.









sabato 7 febbraio 2015

Tecniche di Conferenza: come parlare ad una platea

Avete mai parlato di fronte ad una platea? Pensate sia facile parlare a tante persone?  Credete che basti improvvisare a braccio ed essere spigliato?  Che basterà parlare correttamente per essere capiti ed efficaci?

Beh, se così fosse state sbagliando di grosso, perché tenere una conferenza è una cosa difficile, che bisogna saper preparare, saper condurre ed essere pronti a gestire nel modo migliore altrimenti può rivelarsi addirittura un fallimento.

Image courtesy of renjith krishnan at FreeDigitalPhotos.net

Ciascuno di noi ha delle attitudini, delle cose che gli vengono più naturali rispetto ad altre.
Il talento conta anche nella capacità di comunicazione, un carattere più estroverso è sicuramente avvantaggiato rispetto ad uno più timido.
Una persona che ha la dote naturale di sapersi relazionare parte da una base migliore ma non è assolutamente sufficiente per essere convincenti di fronte ad una platea.
Anche il talento migliore ad un meeting o ad una convention rischia di fare una brutta figura se non applica le best practices di conferenza.
Un altro aspetto fondamentale è l'esperienza che, insieme al grado di preparazione ed all'affinamento delle tecniche, consente anche ai più introversi di potersi migliorare di volta in volta.

Vediamo quali sono i punti principali da curare.


Definizione dell'obiettivo

Forse è l'aspetto più importante perché da questo dipendono anche tutti gli altri.
Senza aver ben definito qual'è lo scopo finale probabilmente la conferenza non avrà una buona riuscita.

Non basta infatti aver individuato l'argomento (cosa scontata, altrimenti di cosa parliamo ?)  ma è fondamentale anche predefinire cosa si vuole ottenere.

Facciamo un esempio, supponiamo che l'argomento sia un nuovo prodotto in uscita sul mercato.
Qual'è l'obiettivo della conferenza ? Che gli uditori dopo vadano a comprarlo oppure che pensino a come poterne ricavare del business ?

In dipendenza dal tipo di obiettivo che ci si pone la conferenza probabilmente dovrà essere impostata in modo diverso.

Avere sempre bene in mente cosa si vuole ottenere è un fattore determinante per riuscire a gestire al meglio una conferenza.


Considerare il tipo di platea

Capire prima quale tipo di uditori ci troveremo davanti è alla base per poter programmare una conferenza al meglio.

Ci sarà un pubblico di esperti o di novizi riguardo all'argomento in questione ?
Per quale motivo seguiranno la conferenza ?
Qual'è il loro livello di interesse ?
Ci saranno interlocutori in grado di controbattere o fare domande scomode ?
Cosa si aspettano dalla conferenza ?

Queste sono tutte domande che è sempre bene porsi prima di passare alla fase di preparazione.
In base al tipo di platea che si prevede è anche possibile che si debba rivedere l'obiettivo. Per fare un esempio paradossale, andreste voi a parlare agli eschimesi con l'obiettivo di farli interessare all'acquisto di frigoriferi ?


Preparazione


Perchè prepararsi

Come in tutte (o quasi) le cose, la preparazione è fondamentale.

Vi buttereste con il paracadute senza aver controllato l'attrezzatura ?
Il rischio che qualcosa vada storto sarebbe altissimo.
Andreste in giro a New York senza cartina alla ricerca dei negozi più famosi ?
Ci potrebbero volere mesi prima di trovarli per caso.
Andreste ad un esame senza aver studiato ?
Quasi sicuramente verreste bocciati.
Fareste un concerto senza mai averlo già preparato e provato con il gruppo ?
Sarebbe certamente una brutta figura.

Tutte le persone di buon senso, a maggior ragione se esperte, sanno che per ottenere un buon risultato non basta essere culturalmente adeguati ed a conoscenza dell'argomento, ma serve una preparazione specifica mirata al raggiungimento dell'obiettivo.

Molti pensano che preparandosi a fondo non sarebbero più spontanei e naturali ma non è così perché la preparazione non deve essere volta ad imparare a memoria, ma ad avere sempre presente dove ti porterà il discorso, a gestire la dialettica mantenendo il controllo della conferenza senza perdere il filo logico.
Seguire una traccia chiara predefinita è il metodo più sicuro per raggiungere l'obiettivo. L'oratore ha maggior efficacia quando, con una dialettica chiara che segue un percorso regolare, guida la platea all'obiettivo e non quando la obbliga a seguirlo in pensieri tortuosi improvvisati al momento.

Chi predilige l'improvvisazione lo fa sottovalutando che il più delle volte la geniale ispirazione del momento viene a mancare con conseguenze pessime. E' sbagliato affidarsi solo al talento, la differenza tra il successo ed il fallimento sta soprattutto in una preparazione accurata rispetto ad una superficiale.
E' quindi meglio organizzare in anticipo la scaletta della conferenza, il materiale ed i propri pensieri.


Image courtesy oKROMKRATHOG at FreeDigitalPhotos.net


Come ci si prepara

La cose che quindi bisogna avere già fissato bene prima di preparare la conferenza sono:

  1. Argomento;
  2. Obiettivo;
  3. Tipo di platea (cosa interessa agli ascoltatori);
  4. Tempo a disposizione.


A questo punto bisogna considerare:

  1. quello che si ha da dire
  2. come si deve dirlo 

in modo da poter scrivere una scaletta da seguire ed una traccia discorsiva che abbia un filo logico.

Particolare attenzione bisogna mettere nel pensare all'inizio ed alla fine della conferenza, cioè all'approccio con il pubblico ed alla conclusione che dovrà indirizzare la platea verso il vostro obiettivo.

Si deve preparare bene tutto il materiale necessario, ad esempio la classica presentazione powerpoint, materiale audio/video e tutto ciò che servirà per illustrare quello che si sta dicendo.

Da tenere in considerazione:

  • le immagini sono più efficaci delle sole parole pertanto è opportuno rappresentare graficamente quanto più possibile;
  • in un discorso paragoni ed analogie rimangono molto impresse e servono a far comprendere più facilmente l'argomento.

Una volta pronti, bisogna provare e riprovare la conferenza, inizialmente anche da soli e poi possibilmente facendosi ascoltare da qualcuno, per verificare i tempi di esecuzione (bisogna cercare di non sforare mai il tempo a disposizione) e se il percorso dialettico porta all'obiettivo nel modo desiderato.

Image courtesy of hywards at FreeDigitalPhotos.net

Prepararsi agli imprevisti
Ulteriore aspetto sul quale bisogna prepararsi è quello degli imprevisti.
Farsi trovare pronti agli imprevisti sembra assurdo ma bisogna avere sempre in mente dei comportamenti tattici e delle risposte preconfezionate che ci consentano di riprendere il nostro percorso verso l'obiettivo.

Ad esempio:
Cosa devo fare se qualcuno interviene sviando il discorso ?
Come mi devo comportare in caso di domanda a cui non so dare una immediata risposta ?

Per casi come questi il suggerimento è quello di prepararsi a dare risposte tipo:
"Molto interessante, è un tema che potremo approfondire alla fine della conferenza",
"Grazie della domanda, prendo nota e le rispondo successivamente".

Preparare il proprio look
Nel presentarsi di fronte ad un pubblico per pochi minuti conta molto l'apparenza.
L'immagine di se stessi già fornisce un messaggio agli interlocutori prima ancora di parlare.
Quindi è importante valutare bene il look personale per essere adeguato all'evento ed al tipo di persone in platea.


Gestione della conferenza

Di seguito alcuni suggerimenti da applicare nel corso della conferenza.

Verificare visibilità e audio
Prima di cominciare verificate sempre se la vostra postazione è visibile e se l'audio è adeguato per far sentire la vostra voce in tutta la sala.
Stessa cosa per il materiale che avete portato, verificate che lo schermo di proiezione sia abbastanza grande e che le scritte siano leggibili dal pubblico.

Mostrare Entusiasmo
Una qualsiasi conferenza va affrontata sempre con entusiasmo, ostentando sicurezza verso la platea.
Se non date evidenza di crederci voi in quello che dite sarà impossibile essere efficaci verso il pubblico.
Le cose vanno dette con forza, è l'entusiasmo l'aspetto più importante per essere convincente.

Fare delle domande
Dopo aver salutato, iniziare facendo una bella domanda può essere la cosa migliore.
Ad esempio: "Avete mai sentito parlare di ......"  oppure  "Siete mai stati in....".
Non ci aspetta una risposta ma serve solo per introdurre l'argomento e contemporaneamente attirare l'attenzione rendendo il pubblico partecipe sin dall'inizio.
E' buona cosa fare domande di questo tipo anche nel proseguo della conferenza, in modo da mantenere alto il livello di coinvolgimento.

Usare il silenzio
Se vedete un pubblico distratto, che chiaccherando non presta troppa attenzione, il modo migliore per rimetterlo in riga è interrompere quello che si sta dicendo facendo silenzio.
Non cadete mai nell'errore di richiedere esplicitamente l'attenzione, vi distrarreste rispetto al discorso iniziato e creereste un rapporto conflittuale con gli interlocutori.
Il silenzio ha un potere molto forte, provate ad applicarlo.

Modulare la voce
Dosate il tono di voce, non deve essere ne troppo forte ne sussurrato. Va modulato in base all'argomento trattato ed al momento della conferenza.

Postura e contegno
Rivolgetevi anche fisicamente sempre verso la platea, guardate sempre il pubblico e non lo schermo di proiezione che probabilmente sta alle vostre spalle.
Muovetevi con disinvoltura, siate rilassati, non giocherellate nervosamente con qualche oggetto e non mettete le mani in tasca.

Seguire la traccia preparata
Articolate il discorso in modo chiaro secondo quanto stabilito, aiutandovi con il materiale che avete preparato (slide, immagini grafiche, video, oggetti).

Verificare l'effetto sugli ascoltatori
Osservate il pubblico e verificate sempre l'effetto che fanno le vostre parole ogni periodo.
Date al pubblico il tempo di valutare progressivamente quello che state dicendo.
Date i tempi giusti al discorso non parlando troppo veloce come una macchinetta.

Ripetere più volte i concetti più importanti
Nel corso della conferenza, ripetete più volte le cose che ritenete più importanti e che volete vengano assolutamente recepite nel modo corretto.

Mostrare sempre disponibilità
Abbiate un atteggiamento sempre simpatico e disponibile, ringraziate sempre il pubblico nelle fasi in cui è opportuno farlo e dichiaratevi sempre pronti a dare ulteriori chiarimenti rispondendo a domande durante o dopo la conferenza.

Non cadere in eventuali provocazioni
Se qualcuno vi interrompe, vi pone delle domande scomode o fa delle affermazioni che vi possono mettere in difficoltà (ad esempio: "non sono d'accordo, non è vero quello che dice") non perdete mai il controllo mettendovi in contrapposizione. L'obiettivo primario è quello di terminare la conferenza secondo la traccia stabilita.

In questi casi è opportuno utilizzare le frasi furbe che abbiamo preparate, tipo: "Grazie dell'intervento, sarà interessante confrontare le nostre diverse idee al termine della conferenza" oppure "Bella domanda, capisco che lei è molto competente, per darle una risposta più precisa c'è bisogno di aggiungere altre informazioni di dettaglio che saprò fornirle in seguito".

Bisogna tenere presente che spesso le persone intervengono, in modo provocatorio ed anche a sproposito, non perché abbiano effettivamente ragione di farlo, ma per dimostrarsi importanti e mettersi in luce nei confronti del resto del pubblico. Quindi la cosa migliore da fare è evitare di smentirli di fronte a tutti ferendo il loro ego, anzi bisogna ringraziarli per l'acutezza dell'intervento e rimandare il confronto alla fine (di rado poi vengono a chiedere effettivamente i chiarimenti).

Gestire le domande finali
Al termine è buona norma dedicare sempre qualche minuto alle Q&A (Questions and Answers), momento per le eventuali richieste di approfondimento.
Una conferenza deve rispettare i tempi stabiliti, quindi il suggerimento anche in questo caso è quello di rispondere in diretta nel caso sia possibile farlo in modo semplice e breve, rimandando quando invece per esporre dei concetti complessi servirebbe molto tempo.

Image courtesy of Stuart Miles at FreeDigitalPhotos.net

Invito all'azione

Quello che accade a seguito della conferenza è la cosa più importante, rappresenta il risultato della conferenza stessa.
Per questo motivo, contestualmente ai saluti (importantissimi), è sempre opportuno chiudere con un invito all'azione, esortando il pubblico a dare un seguito in prima persona.

Ad esempio:
"Ringrazio tutti, vi saluto ed invito a venire nei nostri negozi per provare il prodotto"
oppure
"Grazie per l'attenzione, un caloroso saluto a tutti, non esitate a telefonarmi o mandarmi un'email per avere ulteriori informazioni"

Questo serve anche per poter valutare il successo reale che ha avuto la conferenza, per cercare poi, in caso insuccesso, di prepararla meglio e correggere gli errori alla prossima occasione.

Image courtesy of Stuart Miles at FreeDigitalPhotos.net

Conclusioni

Parlare ad un pubblico non è facile, si può facilmente andare incontro a delle brutte figure anche se si stanno trattando argomenti sui quali si è molto competenti.

Tuttavia con l'esperienza si può migliorare la propria attitudine e con la preparazione si possono ottenere risultati sempre più positivi.

Talento + Preparazione + Esperienza = Successo



Links consigliati

TED - Ideas worth spreading - Se volete imparare un po' dai maestri della conferenza, andate su ted.com, scegliete l'argomento, il video che più vi interessa e la lingua (è possibile selezionare anche i sottotitoli in italiano).
E' sorprendente quanto possa essere avvincente una conferenza tenuta da persone capaci.


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venerdì 30 gennaio 2015

Freewheeling e Brainstorming, a cosa servono e come funzionano

Probabilmente in molti ne hanno già sentito parlare, sicuramente più di frequente del Brainstorming che del Freewheeling. Cosa significano realmente questi due concetti ed a cosa servono ? 
Come si applicano tecnicamente ?

Definizione

Freewheeling significa: discussione a ruota (wheel) libera (free), lasciar circolare liberamente i pensieri esprimendo la propria creatività senza vincoli.
Brainstorming significa: utilizzo del cervello (brain) per prendere d’assalto (storm) i problemi. Spesso tradotto come tempesta di cervelli.

Storia

Il primo ispiratore di queste tecniche fu l'americano Alex Osborn che a partire dal 1953 le documentò in diverse pubblicazioni, in particolare nel libro Applied Imagination.
Le sue direttive suscitarono subito molto interesse sia in ambito universitario che all'interno di molte aziende che iniziarono a metterle in pratica perfezionandole.
Già nel 1955 alla General Motors un nutrito gruppo di dirigenti fu istruito all'utilizzo del Freewheeling e del Brainstorming, in breve tempo l'esempio fu seguito anche da tante altre importanti aziende orientate all'utilizzo di tecniche all'avanguardia.
Oggi tali metodologie sono pratiche consolidate, largamente utilizzate ed insegnate come best practices di project e team management.

A cosa servono

Freewheeling e Brainstorming sono tecniche che servono a trovare soluzioni, a generare ed individuare le idee migliori.

Su cosa si basano

Il metodo in entrambi i casi è basato sulla Associazione di Idee, in altre parole sul concetto che un'idea tira l'altra.

Image courtesy of Sujin watiporn at FreeDigitalPhotos.net


Come funziona il Freewheeling

Questo metodo è individuale, va quindi applicato da un persona sola in autonomia. Dando modo ai propri pensieri di svilupparsi liberamente si causa una associazione di idee sequenziale.

La tecnica del Freewheeling si divide in due fasi:

Fase 1: Raccolta
Una volta individuato l'argomento o il problema, bisogna permettere ai nostri pensieri di vagare liberamente, senza controllo, possibilmente in un contesto di tranquillità e rilassatezza.
Il nostro spirito deve rendersi conto che in quel momento può spaziare senza limiti.
Prima che si decida qualcosa scegliendo una soluzione, bisogna lasciare libera la nostra immaginazione, astenendoci dall'esprimere giudizi più razionali che blocchino la creatività anche se si giunge a conclusioni impossibili.
E' necessario, scrivendo con carta e penna o più facilmente registrando la nostra voce, prendere nota di tutti i pensieri, anche dei voli pindarici impossibili che la nostra mente ha elaborato.
Questa fase deve durare un tempo consistente, sufficiente a raccogliere un buon numero di idee.

Fase 2: Valutazione
La seconda fase consiste nel rivedere sequenzialmente in modo più razionale tutte le nostre idee, eliminando quelle impossibili o senza senso. Va fatta una selezione ricorsiva sempre più ristretta che, dopo attenta riflessione, alla fine porti alla scelta migliore.


Image courtesy of Sujin Jetkasettakorn at FreeDigitalPhotos.net

Come funziona il Brainstorming

La tecnica del Brainstorming è analoga a quella del Freewheeling ma in un contesto in cui le idee vengono prodotte insieme ad altre persone.
Il fattore fondamentale su cui si basa è che una corretta collaborazione di più teste pensanti è in grado di elaborare idee migliori rispetto ad una sola.
Sicuramente avete anche voi vissuto situazioni in cui un pensiero esternato da un'altra persona vi porta a svilupparne altri, una parola di un interlocutore ve ne suggerisce un'altra che altrimenti non vi sarebbe mai venuta in mente. Ecco il Brainstorming si fonda sui meccanismi di questo tipo che si innescano in un gruppo di persone collaborativo.

Anche nel Brainstorming è molto importante tenere separate le due fasi.

Fase 1: Raccolta
Il gruppo di persone coinvolte deve sedersi attorno ad un tavolo e ciascuno è libero di esprimere qualsiasi idea gli venga in mente riguardo ad un determinato argomento o problema.

Tutto deve essere annotato o registrato, fino a collezionare circa un centinaio di pensieri.

Regola fondamentale è che: è vietata qualsiasi critica o commento a idee espresse in precedenza. 

Non devono assolutamente essere mosse critiche o osservazioni che restringano in alcun modo la creatività e di conseguenza la portata della proposta di ciascuno.
Il motivo è che un commento negativo ad una idea potrebbe inibire successivamente la persona che l'ha formulata, bloccandone di fatto la libertà di espressione nel proseguimento del brainstorming.

E' importante che tutti capiscano che lo scopo di questa fase non è trovare la soluzione migliore, ma raccogliere il maggior numero di idee, anche quelle che possono sembrare improponibili.

Con l'associazione di idee, una proposta assurda potrebbe richiamarne altre che invece saranno importanti e risolutive.

Questa fase deve avere una durata adeguata all'argomento/problema in discussione.
Le statistiche dicono che:

  • nel secondo quarto d'ora viene prodotto un numero di idee anche 3 volte superiore rispetto al primo quarto d'ora;
  • l'idea migliore solitamente esce fuori tra la 50esima e la 100esima;

quindi è importante non affrettare mai la chiusura del Brainstorming.

Non è necessario che tutti i partecipanti siano competenti sull'argomento in questione, spesso le idee più semplici e geniali vengono da persone inesperte e non direttamente coinvolte.


Fase 2: Valutazione
Anche nel Brainstorming la seconda fase è quella valutativa.
Il gruppo di lavoro congiunto deve esaminare sequenzialmente e ricorsivamente le idee, eliminando quelle non adeguate fino a restringere il cerchio alle migliori.
A questo punto, per la scelta finale tra le idee selezionate, è necessaria un'analisi approfondita da parte delle persone più esperte che hanno la responsabilità effettiva della decisione.


Image courtesy of nongpimmy at FreeDigitalPhotos.net


Conclusioni

Freewheeling e Brainstorming sono metodi idonei a trovare soluzioni sia in un contesto lavorativo che nella vita privata.
Il buon successo è vincolato dal fatto che tutti i partecipanti, non solo il coordinatore, siano consapevoli delle fasi di applicazione e delle regole imprescindibili sopra descritte.

Nelle aziende l'utilizzo del Brainstorming, libera la creatività dei collaboratori rendendoli anche più consapevoli e partecipi delle decisioni che vengono prese, rende le riunioni più produttive e contribuisce ad ammorbidire le tipiche divergenze di opinione.

Anche nella vita privata è possibile trovare applicazione.
Immaginiamo ad esempio di dover scegliere insieme ai propri familiari o agli amici un posto dove andare in vacanza, ognuno propone la propria meta e prendendo atto di quanto suggeriscono gli altri è in grado di rilanciare a sua volta una nuova idea migliorativa della precedente.



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Tipologie di riunione

lunedì 15 dicembre 2014

La misura del software: dal conteggio delle linee di codice ai Function Point

Nell'ambito informatico, la ricerca del miglior metodo per misurare un software è sempre stato uno degli aspetti più discussi e discutibili. 

Esiste una metodologia strutturata per calcolare il peso ed il valore di un'applicazione software ?
Quali sono le metriche più adatte per valutarne le difficoltà, le competenze e l'impegno necessario per l'implementazione ?
Come si fa a stimare un progetto informatico prima della realizzazione per poterlo quotare economicamente ?

Conteggio delle linee di codice e delle istruzioni

Fino alla fine degli anni 80 si usava contare le linee di codice oppure il numero degli statement, tipicamente dei punti e virgola, che identificano il termine di ciascuna istruzione nei programmi procedurali e strutturati.
Questi due metodi però, oltre ad essere utilizzabili solo a sviluppo terminato e quindi non per una stima preventiva, risentono pesantemente dallo stile e dal linguaggio di programmazione.

Conteggio delle classi e delle interfacce

In seguito, con l'introduzione della programmazione object oriented, si è passati a misurare le applicazioni conteggiando classi, metodi ed interfacce.
Anche in questo caso però il limite principale rimane la soggettività rispetto a quanto fa lo sviluppatore, alle tecniche di programmazione ed alle librerie di terze parti utilizzate e non conteggiabili.

Stima in giorni/uomo

Per le stime preventive, la metrica più utilizzata è quella in giorni/uomo: il fornitore basandosi su determinati parametri (requisiti espressi, competenza, esperienza, tecnologie utilizzate, ecc.), valuta e comunica al cliente quante giornate di lavoro cumulative (Effort) servono per realizzare il prodotto.
Al fine di ottenere la valutazione economica viene condivisa una tariffa giornaliera che, moltiplicata per l'effort stimato, determina il valore del progetto.
L'effort è sempre opportuno esprimerlo separatamente per le diverse figure professionali coinvolte nel progetto, in modo da poter poi applicare tariffe differenti in base al costo di ciascuna ed arrivare quindi ad una stima più precisa.
Questo, che probabilmente è il metodo migliore in quanto mette direttamente in relazione il software con il lavoro/tempo che serve per realizzarlo, presuppone però una grande competenza ed esperienza in progetti analoghi, sia da parte del fornitore che fa la stima, sia del cliente che deve valutarne la correttezza.

Abbiamo parlato dell' Effort, per completare il quadro di seguito una descrizione sintetica dei termini che vengono utilizzati nella valutazione e pianificazione temporale di un progetto:
  • Effort (Sforzo, Impegno): è il numero di unità di lavoro temporali (es. giorni/uomo ma potrebbero essere anche ore o settimane) richieste per completare l'attività. Per determinare la durata dell'attività, l'effort deve essere stimato prima;
  • Duration (Durata): è il tempo totale che serve per completare l'attività in base alle risorse umane disponibili. La durata, che non include vacanze e giorni non lavorativi, può essere espressa in giorni, settimane o mesi;
  • Elapsed (Tempo trascorso): è il tempo di calendario o intervallo necessario per completare le attività in base alle risorse disponibili includendo però anche i giorni festivi e non lavorativi. Anche l'elapsed può essere espresso in giorni, settimane o mesi

Esempio:
La stima per un nuovo progetto software prevede un Effort di 10 giorni/uomo.
Con una persona sola che lavora 5 giorni a settimana dal lunedì al venerdì, la Duration è di 10 giorni lavorativi con un Elapsed di 2 settimane
Se invece ci lavorano 2 persone, la Duration è 5 giorni lavorativi con un Elapsed di 1 settimana.


Conteggio dei Function Point

Per definizione, il conteggio in Function Point (FP) esprime la dimensione funzionale di un prodotto software.
Tale metodologia, sviluppata nel corso degli anni dal IFPUG (International Function Point Users Group), può essere utilizzata prima o dopo la realizzazione del software perchè viene applicata alla specifiche funzionali e non alla implementazione della applicazione stessa.
In altre parole l'obiettivo è quello di misurare le funzionalità, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, dalle modalità di realizzazione e dalle problematiche di contesto.

Il conteggio dei FP non è una operazione proprio facilissima ed intuitiva, lo testimonia anche il fatto che l'esame per diventare un IFPUG Certified Member è abbastanza complesso (niente di impossibile beninteso) in quanto le regole e le nozioni sono parecchie e di non immediata digeribilità.

Senza entrare nel dettaglio, la misurazione prevede l'identificazione ed il conteggio dei movimenti dati (dati di input e output dell'applicazione) e degli archivi logici memorizzati e raggiunti dall'applicazione.
Le elaborazioni applicative vengono classificate come Inferenze o Regole, escludendo ogni valutazione riguardo alle performance, alla complessità, ai meccanismi tecnologici e di programmazione.

Per questo motivo la dimensione funzionale espressa in FP rappresenta solo uno degli aspetti di misura di un software, non include infatti la copertura dei requisiti di qualità, sicurezza, velocità, robustezza, gestibilità, scalabilità, tecnici e di contesto per i quali bisogna utilizzare altri metodi di valutazione.

Per poter convertire una misurazione funzionale in una stima economica, è necessario stabilire a priori quanto vale un Function Point oppure qual'è il rapporto di conversione tra FP e giorni/uomo ( quanti FP riesce ad implementare un uomo in un giorno?), parametri entrambi aleatori e molto variabili in base al contesto ed alla contrattazione commerciale tra cliente e fornitore.

Ne consegue che tale metodologia, molto utile ad esempio per una comparazione funzionale tra diversi software o per la valutazione delle attività di manutenzione evolutiva rispetto al progetto iniziale, risulti insufficiente o addirittura fuorviante per effettuare stime economiche corrette.

Se non applicata in modo adeguato ed accompagnata anche da altri razionali di valutazione, a parere di molti questa metodologia introduce solo un ulteriore significativo impegno per il cliente ed il fornitore, protagonisti di lunghissimi confronti sui conteggi effettuati, costretti successivamente a dover riconvertire tutto in giorni/uomo, per poi probabilmente scoprire che la stima ottenuta non è assolutamente commisurata al lavoro da svolgere.


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