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martedì 11 marzo 2025

Cos'è il Task Masking

Il Task Masking è una modalità di comportamento scorretto che molti giovani della Generazione Z tengono sul posto di lavoro per sembrare più impegnati di quanto siano.

Da quando le aziende hanno imposto ai dipendenti il ritorno in ufficio dopo anni di smart working post-pandemia, sostenendo a torto o a ragione che una maggiore presenza equivale a una maggiore produttività, alcuni giovani lavoratori, in una sorta di ribellione, fanno finta di lavorare simulando telefonate, facendo ragionamenti a voce alta davanti al computer e digitando rumorosamente sulla tastiera, in modo da sembrare super impegnati agli occhi dei responsabili.

Una rapida ricerca su TikTok evidenzia diversi video con consigli su come apparire impegnati in ufficio; tra i suggerimenti più frequenti ci sono: camminare velocemente con un computer portatile infilato sotto al braccio, digitare rumorosamente, partecipare a conf-call e meeting non reali con inesistenti colleghi e clienti.

L'importante è mascherare il vero carico di lavoro, facendosi notare da colleghi e responsabili per il grande impegno profuso, nella realtà molto più basso.

Le aziende che chiedono ai propri dipendenti di tornare in ufficio, inviano il messaggio "presenza equivale a produttività", che però stride con le convinzioni dei giovani lavoratori che lo vivono come un attacco alla vita privata e alla flessibilità a cui non si riesce più a rinunciare; secondo la Generazione Z "lavoro in presenza e risultati non sono strettamente collegati".





venerdì 11 novembre 2016

Cos'è la Digital Transformation


Con la locuzione inglese Digital Transformation (Trasformazione Digitale) si fa riferimento al percorso di cambiamento che infrastrutture e processi aziendali stanno facendo a seguito dell'utilizzo massivo delle nuove tecnologie che supportano un nuovo tipo di relazione tra aziende e clienti (B2B e B2C).

Questo cambiamento, che impatta trasversalmente su diverse aree del business, di fatto sta già avvenendo da tempo e molte aziende lo stanno subendo più o meno inconsapevolmente, quando invece è opportuno che venga guidato in modo strutturato.

La trasformazione digitale, con l'utilizzo di PC, Smartphone e Tablet, ha cambiato le modalità di rela­zione tra le imprese e le persone (clienti finali, consumatori, collaboratori interni ed esterni).  
Il Customer Journey, il percorso di prevendita, vendita e fruizione dei prodotti, si è evoluto e la clientela richiede sempre più una interazione digitale a tutti i livelli, mediante l'utilizzo di APP, Chat, Social, Portali, Blog, ecc..

Tutto ciò rende neces­sa­rio per le aziende di dotarsi di infrastrutture IT in grado di offrire una interazione mul­ti­ca­nale stabile nelle relazioni con la clientela.

Il processo è inarrestabile: Online Touchpoints (APP, Totem, ATM, Web, ecc.), e soluzioni di E-Care, Self Care, Social Care, Social SoftwareChat Contact sono strumenti che hanno affiancato ed in molti casi sostituito i vecchi canali.

Chi non si adegua ai nuovi strumenti, non investe nell'innovazione tecnologica, nell'organizzazione interna e nella review dei processi aziendali, è destinato ad scomparire.




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giovedì 8 settembre 2016

Dipendenza da smartphone, non solo disturbi per il fisico ma anche benefici

Infobesità, Nomofobia, FOMO, Workaholism, tutte problematiche strettamente collegate all'uso eccessivo degli smartphone ed alla dipendenza dall'essere sempre Online.

Ne consegue un sovraccarico di stress, ansia, disturbi, stanchezza psichica e somatizzazioni con vere e proprie ripercussioni fisiche, che si vanno ad aggiungere alla sedentarietà, alla postura sbagliata ed ai disturbi alla vista dovuti al prolungato utilizzo di Smartphone/Tablet/PC.

Ci sono però anche aspetti positivi che derivano dall'utilizzo sempre più frequente delle APP per il controllo della forma fisica, la corretta alimentazione e l'allenamento.  
Una APP non può fare miracoli ma sicuramente può stimolare ad essere fisicamente più attivi, incoraggiare a condurre una vita più sana, aiutare ad avere un'alimentazione più corretta, aumentare la consapevolezza di ciò che si sta facendo a medio e lungo termine.

Le funzionalità implementate dalle APP sono di 3 tipologie:

  • Health
    • monitoraggio frequenza cardiaca (cardiofrequenzimetro)
    • monitoraggio pressione arteriosa, 
    • misurazione febbre;
  • Diet and Wellness
    • diete, 
    • gestione piani di dimagrimento, 
    • valori nutrizionali,
    • calcolo delle calorie, 
    • calcolo della massa grassa, 
    • calcolo dell' Indice di Massa Corporea (IMC o BMI, acronimo inglese di Body Mass Index),
    • monitoraggio andamento del sonno;
  • Sport and Fitness
    • proposizione e gestione piani di allenamento,
    • gestione obiettivi,
    • memorizzazione allenamenti effettuati e caratteristiche degli stessi (durata, distanza, velocità media e max, medie parziali, calorie bruciate, variazioni altimetriche, ecc. ),
    • tracking percorsi di allenamento con GPS,
    • proposizione e condivisione percorsi con altri utenti,
    • condivisione allenamenti con altri utenti,
    • confronti e sfide con altri utenti,
    • statistiche allenamenti (report e grafici).



Di seguito alcune delle APP più conosciute divise per tipologia.

Health

  • Sleep as Android
  • Sleep Better
  • Sleepbot
  • Termometro Misura Febbre
  • Battito Frequenza Cardiaca Plus
  • Instant Heart rate
  • Cardiografo – Cardiograph


Diet and Wellness

  • MyFitnessPal
  • Melarossa
  • Lifesum
  • Contacalorie di FatSecret
  • IFood


Sport and Fitness

  • Runtastic
  • Endomondo
  • Google FIT
  • Workout Trainer
  • Run Keeper



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giovedì 25 agosto 2016

Workaholism: nell'era digitale il troppo lavoro diventa una dipendenza

Con la definizione americana Workaholism si identifica la sindrome da dipendenza dal lavoro.

Nell'era digitale always on che stiamo vivendo questa problematica è sempre più frequente e può arrivare ad essere una vera e propria patologia.
Per determinate tipologie di mestieri, essendo ormai sempre connessi con smartphone e tablet, è semplice continuare a lavorare anche quando non si è nel posto ed in orario di lavoro o si è addirittura in vacanza, pertanto è più difficile riuscire effettivamente a "staccare la spina".


Quali sono i sintomi del workaholism ?

  • Tendenza ossessiva a pensare al lavoro
  • Preoccupazione continua nel ripensare al lavoro svolto in passato
  • Ansia pensando al lavoro che si dovrà svolgere in futuro
  • Nervosismo ed impulsività generale in tutte le situazioni
  • Impazienza 
  • Compulsività nella consultazione degli strumenti che afferiscono al lavoro (Email, Internet, documenti su PC o in Cloud)

Da una vita troppo lavoro-centrica ne possono conseguire disturbi fisici dovuti a:
  • Stress fisico e mentale
  • Somatizzazione 
  • Insonnia
  • Disordine alimentare (pasti veloci o addirittura saltati, trash food, alcool, caffeina, ecc. )
  • Sedentarietà
  • Utilizzo di medicinali di supporto.

Cause

  • Necessità di lavorare di più a causa di difficoltà economiche
  • Paura di perdere il lavoro
  • Forte desiderio di fare carriera e raggiungere la posizione desiderata
  • Eccessiva ambizione di successo, potere e soldi
  • Organizzazione del lavoro non efficiente
  • Mancanza di soddisfazioni in ambito non lavorativo.


Conseguenze

Oltre ai problemi sulla salute, ci sono ripercussioni anche nei rapporti sociali in ambito privato oltre che lavorativo.
Per un individuo workaholic è inevitabile un progressivo distacco dalla famiglia ed anche nel contesto lavorativo possono determinarsi situazioni negative nel relazionarsi con gli altri.
Il disordine introdotto da un comportamento non lucido ed anche ad un controllo eccessivo su colleghi e collaboratori sono aspetti controproducenti.
Il clima sul posto di lavoro ne può risentire negativamente a causa della pressione che il soggetto, soprattutto se ha delle responsabilità di management, esercita sugli altri pretendendo lo stesso impegno continuativo: le persone diventano solo risorse, strumenti utili al raggiungimento degli obiettivi lavorativi.

Il lavorare senza sosta in modo compulsivo è una patologia psicologica che può essere assimilata alla dipendenza dal gioco d’azzardo, oltretutto è facile caderci perché non viene vissuta dal soggetto come un vizio da condannare ma anzi viene giustificata diventando un vanto per la propria coscienza.


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giovedì 5 maggio 2016

In Waze We Trust

Waze è lo strumento più utilizzato dagli automobilisti come navigatore e contestualmente come guida per districarsi al meglio nel traffico cittadino.



Questa App è stata una vera e propria Killer Application che ha surclassato le altre concorrenti in ambito mobility grazie ad alcuni aspetti fondamentali: 

  • funziona bene, 
  • è sufficientemente affidabile,
  • si installa sugli smartphone senza bisogno di altro (basta avere un piano tariffario che prevede l'utilizzo "dati"),
  • è facile da usare (la versione 2016 è molto più bella ed intuitiva anche se appena rilasciata ha causato molte crisi di identità negli automobilisti),
  • è gratuita.

Essendo Waze un navigatore social, che prevede la partecipazione da parte degli utenti, è facile intuire quante persone lo utilizzano guardando le numerose segnalazioni interattive che influenzano l'elaborazione dei percorsi proposti dalla app e che compaiono ai guidatori allertandoli su traffico, incidenti, presenza delle forze dell'ordine, lavori in corso, ecc.

Le nostre città ormai sono piene di Wazer, molti di noi ne sono quasi dipendenti.
Un po' per pigrizia nel dover pensare al percorso, un po' avere la sicurezza di evitare il traffico, spesso lo accendiamo anche se conosciamo benissimo la strada.

...e tra Wazer esperti ci si riconosce anche.
Come ?  Vediamo se ti ritrovi in queste situazioni:
  • Guidato da Waze sei finito in stradine sconosciute (presunte scorciatoie), e ti ritrovi a far parte di un serpentone di auto che procede a zig zag tra incroci e traverse. Tutti i guidatori si guardano attorno dubbiosi, nessuno sa dove si trova realmente ed è ormai costretto a fidarsi ciecamente del navigatore. Siete tutti Wazer !!
  • Stai procedendo normalmente quando alla macchina che ti precede improvvisamente si accendono gli stop e ti costringe ad una brusca frenata. Anche lui è un Wazer !!! Sarà facile notare che in quel punto è stata in segnalata la presenza della polizia, che ormai non c'è più ma... l'assioma è che bisogna sempre avere fede in Waze (In Waze we trust) altrimenti è meglio non utilizzarlo.
  • Stai in mezzo al traffico procedendo dritto in prossimità di un incrocio, all'improvviso Waze rielabora il percorso (inconfondibile il suono che emette in questi casi) e ti suggerisce di girare a destra per risparmiare 2 minuti. Nei pressi anche altre auto mettono repentinamente la freccia, chissà perché.

Buon Waze a tutti.







lunedì 13 luglio 2015

Il pudore di essere Social

Come per giustificare un qualcosa di sbagliato e culturalmente non nobile, un buon numero di persone, tipicamente dall'atteggiamento alternativo radical chic o duro e tormentato, tende a minimizzare agli occhi degli altri l'uso che fa dei Social.

Le tipiche frasi di chi ha pudore nel frequentare i Social Network sono:
"per caso sono entrato su Facebook e...",  "non ci entro quasi mai su Twitter ma ho letto....", "ieri casualmente ho visto una foto su Instagram...", "un mio amico mi ha fatto vedere dal suo smartphone...", "non mi collegavo da mesi e...",  

La cosa strana è che spesso a farlo sono proprio i social addicted e nomofobi, un po' come i drogati che dicono "smetto quando voglio".

Avviene una cosa simile anche per altri argomenti: spesso per il calcio ("casualmente ho sentito il risultato..."), per le trasmissioni TV ("facendo zapping per caso mi fermato a vedere Amici..."), per alcuni tipi di libri ("in spiaggia mi hanno prestato l'ultimo di Fabio Volo") o per i film poco impegnati ("mi hanno portato a vedere il cine-panettone").

Certamente sono molti coloro che entrano a curiosare senza postare mai nulla o con profili Fake per non dare evidenza di essersi abbassati a livello di un Social diffuso e popolare.

A queste persone bisogna dire: rilassatevi, non vi si fila nessuno.

Image courtesy of jesadaphorn / FreeDigitalPhotos.net

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lunedì 20 aprile 2015

Il Social Software in ambito aziendale

La chiave per la collaborazione è la comunicazione. Per ottenere le performance migliori in un qualsiasi lavoro di squadra bisogna mettere in grado le persone di comunicare tra loro nel più semplice modo possibile.


Image courtesy of KROMKRATHOG at FreeDigitalPhotos.net
Il Social Software è una categoria di applicazioni che fornisce funzioni per la collaborazione e la condivisione tra gli utenti. 

Gli esempi di Social Software più noti sono:

  • Email
  • Forum 
  • Wiki 
  • Blogs
  • IM - Instant Messaging (es.: Skype, Messenger, Hangout, ecc.) 
  • Pagine, Gruppi e Community tematiche sui Social Network.

Il Social Software in ambito aziendale

Questi strumenti, in molti casi integrati tra loro in "ecosistemi" tipo Google, Microsoft, Yahoo e Facebook, rappresentano ormai un aspetto molto importante anche in ambito professionale ed aziendale oltre che privato. 

Il Social Caring, il dialogo con la propria clientela tramite le pagine dei Social Network e dei Blogs, è ormai una pratica obbligatoria per le aziende medio grandi.

L’Instant Messaging è uno strumento sempre più diffuso per dare supporto ai propri clienti da remoto ma è anche usato, spesso in modo spontaneo, come mezzo di comunicazione interna tra colleghi di una stessa azienda che hanno necessità di collaborare a distanza in modo semplice e veloce.

Secondo statistiche ottenute da società specializzate, la produttività migliora di circa il 20-25% nelle organizzazioni che hanno i dipendenti collegati online con la possibilità immediata di poter "chattare" e condividere materiale tra loro.
Nonostante questi benefici siano ben noti, in molti contesti imprenditoriale pubblici e privati ancora si ostacola l'utilizzo dei Social Software, pensando che i dipendenti possano perderci tempo in modo significativo pesando quindi negativamente sulla produttività. 

Tuttavia l'utilizzo autorizzato degli strumenti applicativi Social è in forte crescita, spesso viene addirittura imposto dalle aziende ai propri collaboratori. Sicuramente in futuro la tendenza aumenterà considerando l'integrazione nei processi di lavoro di funzionalità Cloud sempre più evolute per la collaborazione online e la scambio di materiale su storage esterni condivisi.

Altri Social Software

Altre tipologie di Social Software più specifiche e meno diffuse sono:
  • Social Guides: canali per condividere posti da visitare, dove dormire, mangiare e divertirsi. Solitamente in ottica multicanale sono realizzate sia sotto forma di portali Web che di App.
  • Social Networks commerciali: canali Web e App realizzate per fidelizzare i clienti attorno ad un brand o ad un prodotto. 
  • Social Online Storage: archivi e strumenti che consentono la distribuzione P2P (peer-to-peer) di file molto grossi.
  • Social Bookmarking: strumenti per la condivisione di playlist, "segnalibri" o "preferiti" che possono essere poi fruite tramite Web o App. 
  • Virtual Worlds: applicazioni complesse che consentono di incontrarsi e interagire con altre persone in un ambiente virtuale (es. SecondLife).
  • Social Gaming: applicativi online che forniscono dei tavoli da gioco virtuali nei quali gli utenti reali possono giocare (es. Poker Online).

L'evoluzione dei Social Software

Per continuare a fornire un valore aggiunto alla produttività aziendale ed ambire ad avere la dignità di veri e propri sistemi riconosciuti, le applicazioni di Social Software dovranno evolvere tenendo conto di aspetti importanti.

Integrazione
Non dovranno essere elementi aggiuntivi a quello che già esiste ma essere parte fondamentale della struttura tecnologica. Gli strumenti Social più moderni dovranno essere integrati con quelli già consolidati su delle piattaforme uniche, che non diano evidenza di ciò che è vecchio e ciò che invece è nuovo. 

Usabilità e Socialità
Dovranno essere:
  • Più veloci, più intelligenti, più semplici e più usabili. La nuova tecnologia deve essere in grado di facilitare il lavoro rispetto al presente.
  • Multicanale (utilizzabili da PC, Tablet, Smartphone).
  • Realmente Social, includere quindi funzionalità per collaborazione, profili individuali e di gruppo, IM, community, chat, blog, wiki, ecc, avere quindi tutte le caratteristiche di un buon Social Network. 

In caso contrario non verranno utilizzati e le persone continueranno ad usare altri social già consolidati. 

Cambiamento
Il loro utilizzo dovrà essere incluso nei processi aziendali, tale cambiamento va guidato dall'azienda con le giuste tecniche di Change Management.
Questo cambiamento deve essere presentato in modo chiaro come un miglioramento all'organizzazione, non come un accessorio ad essa.
Per avere successo, l'utilizzo di un Social Software deve essere sposato inizialmente dalle persone chiave in azienda e poi progressivamente riconosciuto da tutti come una opportunità di crescita.


Image courtesy of sumetho at FreeDigitalPhotos.net

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sabato 11 aprile 2015

Una giornata senza Smartphone

La mano che con un riflesso quasi compulsivo va a cercare nella tasca. L'impossibilità di poter fotografare per condividere su Facebook o Whatsapp. La mancanza di Shazam, con il rimpianto di non poter conoscere il titolo di una canzone ascoltata per caso al bar. Il dubbio fino all'ultimo minuto di essere andato ad un appuntamento a vuoto per non averne potuto leggere la conferma. Il timore di aver sbagliato luogo senza poterlo controllare con Google Maps. L'insicurezza data dal non poter verificare gli orari della palestra anche se ricordavo benissimo che il sabato fosse aperta 9-18. L'ansietta di non poter conoscere subito il risultato di una partita.

Soprattutto il cambio improvviso di prospettiva: il mondo tornato ad essere quello che circonda e non quello virtuale contenuto nel dispositivo digitale.
Una leggera sensazione di vuoto ma anche di un dejà vu continuo nel rivivere una situazione già provata tanto tempo fa, quella di essere scollegati dalla rete, di essere soli con il mondo attorno.

Tutto ciò perché ieri sera ho dimenticato lo smartphone in un pub ed ha dovuto aspettare le 18 di oggi per poterlo recuperare.

È l'approccio che cambia totalmente, l'abitudine di vivere il reale pensando al virtuale ha in questi anni preso il sopravvento. È difficile valutare quanto sia così, fino a quando non si ritorna offline per cause non volute.

L'opportunità è stata quella di rifare parte dell'ambiente circostante, di tornare a percepire luoghi, persone e cose per quello che sono e non in relazione al mondo social.

Contrariamente a quanto avevo letto sulla nomofobia e sulla dipendenza da internet, il recupero delle percezioni vere è stato facile, naturale. Il disagio è durato solo qualche ora.
Nessun senso di solitudine o di smarrimento, anzi una bella impressione di libertà semi-dimenticata e quasi di avventura anche nel fare cose normalissime in un sabato di primavera.

Chissà se sarà così anche per i nativi digitali, forse per molti di loro sarà più difficile.

Comunque poi lo smartphone l'ho ripreso e famelicamente sono subito andato sui social a vedere cosa era successo: niente di importante.




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venerdì 30 gennaio 2015

Freewheeling e Brainstorming, a cosa servono e come funzionano

Probabilmente in molti ne hanno già sentito parlare, sicuramente più di frequente del Brainstorming che del Freewheeling. Cosa significano realmente questi due concetti ed a cosa servono ? 
Come si applicano tecnicamente ?

Definizione

Freewheeling significa: discussione a ruota (wheel) libera (free), lasciar circolare liberamente i pensieri esprimendo la propria creatività senza vincoli.
Brainstorming significa: utilizzo del cervello (brain) per prendere d’assalto (storm) i problemi. Spesso tradotto come tempesta di cervelli.

Storia

Il primo ispiratore di queste tecniche fu l'americano Alex Osborn che a partire dal 1953 le documentò in diverse pubblicazioni, in particolare nel libro Applied Imagination.
Le sue direttive suscitarono subito molto interesse sia in ambito universitario che all'interno di molte aziende che iniziarono a metterle in pratica perfezionandole.
Già nel 1955 alla General Motors un nutrito gruppo di dirigenti fu istruito all'utilizzo del Freewheeling e del Brainstorming, in breve tempo l'esempio fu seguito anche da tante altre importanti aziende orientate all'utilizzo di tecniche all'avanguardia.
Oggi tali metodologie sono pratiche consolidate, largamente utilizzate ed insegnate come best practices di project e team management.

A cosa servono

Freewheeling e Brainstorming sono tecniche che servono a trovare soluzioni, a generare ed individuare le idee migliori.

Su cosa si basano

Il metodo in entrambi i casi è basato sulla Associazione di Idee, in altre parole sul concetto che un'idea tira l'altra.

Image courtesy of Sujin watiporn at FreeDigitalPhotos.net


Come funziona il Freewheeling

Questo metodo è individuale, va quindi applicato da un persona sola in autonomia. Dando modo ai propri pensieri di svilupparsi liberamente si causa una associazione di idee sequenziale.

La tecnica del Freewheeling si divide in due fasi:

Fase 1: Raccolta
Una volta individuato l'argomento o il problema, bisogna permettere ai nostri pensieri di vagare liberamente, senza controllo, possibilmente in un contesto di tranquillità e rilassatezza.
Il nostro spirito deve rendersi conto che in quel momento può spaziare senza limiti.
Prima che si decida qualcosa scegliendo una soluzione, bisogna lasciare libera la nostra immaginazione, astenendoci dall'esprimere giudizi più razionali che blocchino la creatività anche se si giunge a conclusioni impossibili.
E' necessario, scrivendo con carta e penna o più facilmente registrando la nostra voce, prendere nota di tutti i pensieri, anche dei voli pindarici impossibili che la nostra mente ha elaborato.
Questa fase deve durare un tempo consistente, sufficiente a raccogliere un buon numero di idee.

Fase 2: Valutazione
La seconda fase consiste nel rivedere sequenzialmente in modo più razionale tutte le nostre idee, eliminando quelle impossibili o senza senso. Va fatta una selezione ricorsiva sempre più ristretta che, dopo attenta riflessione, alla fine porti alla scelta migliore.


Image courtesy of Sujin Jetkasettakorn at FreeDigitalPhotos.net

Come funziona il Brainstorming

La tecnica del Brainstorming è analoga a quella del Freewheeling ma in un contesto in cui le idee vengono prodotte insieme ad altre persone.
Il fattore fondamentale su cui si basa è che una corretta collaborazione di più teste pensanti è in grado di elaborare idee migliori rispetto ad una sola.
Sicuramente avete anche voi vissuto situazioni in cui un pensiero esternato da un'altra persona vi porta a svilupparne altri, una parola di un interlocutore ve ne suggerisce un'altra che altrimenti non vi sarebbe mai venuta in mente. Ecco il Brainstorming si fonda sui meccanismi di questo tipo che si innescano in un gruppo di persone collaborativo.

Anche nel Brainstorming è molto importante tenere separate le due fasi.

Fase 1: Raccolta
Il gruppo di persone coinvolte deve sedersi attorno ad un tavolo e ciascuno è libero di esprimere qualsiasi idea gli venga in mente riguardo ad un determinato argomento o problema.

Tutto deve essere annotato o registrato, fino a collezionare circa un centinaio di pensieri.

Regola fondamentale è che: è vietata qualsiasi critica o commento a idee espresse in precedenza. 

Non devono assolutamente essere mosse critiche o osservazioni che restringano in alcun modo la creatività e di conseguenza la portata della proposta di ciascuno.
Il motivo è che un commento negativo ad una idea potrebbe inibire successivamente la persona che l'ha formulata, bloccandone di fatto la libertà di espressione nel proseguimento del brainstorming.

E' importante che tutti capiscano che lo scopo di questa fase non è trovare la soluzione migliore, ma raccogliere il maggior numero di idee, anche quelle che possono sembrare improponibili.

Con l'associazione di idee, una proposta assurda potrebbe richiamarne altre che invece saranno importanti e risolutive.

Questa fase deve avere una durata adeguata all'argomento/problema in discussione.
Le statistiche dicono che:

  • nel secondo quarto d'ora viene prodotto un numero di idee anche 3 volte superiore rispetto al primo quarto d'ora;
  • l'idea migliore solitamente esce fuori tra la 50esima e la 100esima;

quindi è importante non affrettare mai la chiusura del Brainstorming.

Non è necessario che tutti i partecipanti siano competenti sull'argomento in questione, spesso le idee più semplici e geniali vengono da persone inesperte e non direttamente coinvolte.


Fase 2: Valutazione
Anche nel Brainstorming la seconda fase è quella valutativa.
Il gruppo di lavoro congiunto deve esaminare sequenzialmente e ricorsivamente le idee, eliminando quelle non adeguate fino a restringere il cerchio alle migliori.
A questo punto, per la scelta finale tra le idee selezionate, è necessaria un'analisi approfondita da parte delle persone più esperte che hanno la responsabilità effettiva della decisione.


Image courtesy of nongpimmy at FreeDigitalPhotos.net


Conclusioni

Freewheeling e Brainstorming sono metodi idonei a trovare soluzioni sia in un contesto lavorativo che nella vita privata.
Il buon successo è vincolato dal fatto che tutti i partecipanti, non solo il coordinatore, siano consapevoli delle fasi di applicazione e delle regole imprescindibili sopra descritte.

Nelle aziende l'utilizzo del Brainstorming, libera la creatività dei collaboratori rendendoli anche più consapevoli e partecipi delle decisioni che vengono prese, rende le riunioni più produttive e contribuisce ad ammorbidire le tipiche divergenze di opinione.

Anche nella vita privata è possibile trovare applicazione.
Immaginiamo ad esempio di dover scegliere insieme ai propri familiari o agli amici un posto dove andare in vacanza, ognuno propone la propria meta e prendendo atto di quanto suggeriscono gli altri è in grado di rilanciare a sua volta una nuova idea migliorativa della precedente.



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lunedì 1 dicembre 2014

Siete dipendenti dall' Information Technology?


Ho letto con interesse un articolo su Forbes dal titolo Are You Addicted to Information Technology?. È di un paio di anni fa ma parla di un argomento molto attuale, cioè di quanto le nostre abitudini siano ormai strettamente legate alla tecnologia, con un occhio particolare alla sicurezza.
Mi ha dato spunto per alcuni commenti e considerazioni, che troverete alla fine, e quindi ho deciso di tradurlo in italiano per facilitarne la lettura e la condivisione.




L'articolo: "Siete dipendenti dalla tecnologia dell'informazione ?"

(libera traduzione da Are You Addicted to Information Technology? del 20/08/2012 di John Mariotti)

Siete appassionati della tecnologia ?  Io si.
Pensate anche voi che la tecnologia sia una cosa bellissima ? Io certamente si !
Almeno fino al momento in cui qualcosa si rompe e smette di funzionare.
Quando ciò accade, siamo costretti con le nostre abitudini a ritornare all'epoca delle vecchie tecnologie, dei vecchi telefoni fissi, della posta "lumaca" e a ricominciare a comunicare di persona.

Quando l'information technology non funziona, ci manca terribilmente la facilità e la velocità di comunicazione (anche se impersonale), l'integrazione ("sincronizzazione") ed il veloce accesso alle informazioni che essa garantisce.

Come abbiamo fatto in passato a farne a meno?
In realtà ce la siamo cavata abbastanza bene, fino a quando non ne siamo diventati "dipendenti".
Ora però ne siamo schiavi !

Viviamo in un'epoca senza precedenti, di straordinaria connettività, di convergenza ed integrazione tra tutti i diversi tipi di tecnologia.
I computer, collegati a smartphone e tablet, ci permettono di parlare, messaggiare, gestire email, scrivere e leggere blog, siti web, registrare e guardare podcast audio/video e di comunicare a distanza in modo molto più semplice, completo e veloce.

Quando tutto funziona, (ammesso che ci sia stato l'impegno per capire come si usa), la tecnologia è una cosa meravigliosa, potente, abilitante e che fa risparmiare molto tempo.

Vi ricordate l'ultima volta che siete andati in un negozio o in una stazione di servizio quando i sistemi non funzionano ? Potete acquistare qualcosa?
Durante le interruzioni di corrente elettrica, i negozi possono restare aperti durante le ore diurne e, solo se la loro azienda lo consente, sono costretti a registrare le transazioni con carta e penna. In caso contrario, fino a quando i sistemi non tornano di nuovo on-line, vi diranno di tornare più tardi.

Avete mai iniziato un viaggio quando i sistemi informatici della compagnia aerea sono spenti ?
Risultato: il Caos ! I voli non possono essere gestiti, pianificati e prenotati, si ferma tutto.
L'unica cosa da fare è sedersi ed aspettare.

Che ne dite delle vostre preziose foto e/o video che avete caricato sul computer ? Se c'è un problema tecnico e si perdono c'è un modo per recuperare tutto ?
Probabilmente no !  Peccato, avete appena conosciuto il lato oscuro della tecnologia.

Se si pensa di inviare messaggini per incontrare qualcuno durante un grande evento come una partita di calcio con 100.000 spettatori, c'è una buona probabilità che i sistemi della società telefonica siano sovraccaricati e quindi non sia possibile usarli !
Scegliete in anticipo l'orario e il luogo di incontro.

Siamo assuefatti alla tecnologia ?
Ci potete scommettere che lo siamo. Quando la nostra email o l'accesso ad internet non sono disponibili ci sentiamo persi. E' terribile.

Ora, immaginate che il vostro telefono cellulare non funzioni e che non sia neanche possibile inviare messaggi, come diavolo si può fare per comunicare?
La maggior parte delle persone penserebbe di usare un telefono fisso. Ma se anche questo non funzionasse, come potrebbe fare ?

A molte persone in passato è capitato di avere l'email hackerata o il sito web rediretto.
Tutti noi riceviamo spam e siamo stati vittime di tentativi di phishing (pratiche ingannevoli per ottenere informazioni private).
Il furto di identità è un incubo tecnologico nuovo, ma succede spesso, troppo spesso.

La nostra dipendenza dalla tecnologia non è completamente negativa, ma è pericolosa.
Non sto suggerendo di diventare Luddisti, di tornare a comunicare solo a voce di persona o con testi scritti a mano. Nel mondo di oggi significherebbe disconnettere comunicazioni di vitale importanza.
Tuttavia non bisogna sottovalutare i problemi che la nostra dipendenza dalla tecnologia solleva.

Il più importante riguarda la sicurezza, si registra infatti un grande aumento dei tentativi di hackerare i sistemi per rubare l'accesso o i dati. Questi attacchi per alcuni tipi di sistemi si contano a milioni ogni giorno. Proprio così: milioni al giorno.
Si può anche essere fiduciosi sul fatto il proprio sistema sia in grado di opporsi ad un paio di attacchi al giorno,  ma se si utilizzano le carte di credito, si è iscritti ai social network e si è attivi su Internet, la propria vulnerabilità cresce in modo esponenziale.

Che cosa si può fare?
  1. Limitare l'esposizione sui social network.
  2. Eseguire il backup dei sistemi, non solo in automatico sul Cloud, ma anche personalmente.
  3. Utilizzare i migliori strumenti per la sicurezza (firewall, antivirus, ecc) e tenerli aggiornati.
  4. Prestare attenzione alle password, al loro aggiornamento (cambiamenti periodici) e alla loro robustezza. Non condividere le password con nessun altro, non importa chi.
  5. Essere consapevoli di quanto si è dipendenti dalla tecnologia e quindi crearsi più alternative da utilizzare caso di necessità. Aprire account di posta elettronica di backup, tenere un telefono fisso in aggiunta al vostro cellulare o telefono Internet.
  6. Sapere come contattare il proprio ISP (Internet Service Provider), quando ci sembra ci sia qualcosa di strano o di sbagliato.
  7. Imparare a trovare le pagine "preferenze e impostazioni" per la posta elettronica, la messaggistica e l'accesso al web, e capire come funzionano.
  8. Mantenere anche il backup cartaceo delle informazioni ritenute più critiche. Fatture, pagamenti, documenti legali e finanziari, numeri di telefono importanti e altre informazioni di contatto, ecc.
  9. Diventare più consapevoli che malware, furti informatici e cyber-terrorismo esistono. Stanno accadendo ora e la cosa peggiorerà. L'aumento dei dispositivi in rete aumenterà il rischio.
  10. Fare un elenco di emergenza con numeri di telefono e numeri di conto di tutti i fornitori di servizi: utenze, manutenzione, medici, avvocati, parenti, vicini di casa, e così via. Crearlo, memorizzarlo sul proprio computer ma dare anche copie delle stampate ai familiari diretti "in caso di emergenza".
In questa epoca di dipendenza dalla tecnologia, non esiste un modo unico e semplice per proteggere i nostri dati e i nostri sistemi. Tutto quello che si può fare è fare tutto ciò che si sa che si dovrebbe fare, per poi sperare che tutto continui a funzionare.


(John Mariotti è un dirigente di fama internazionale ed un autore premiato)


Considerazioni

Un breve articolo come questo non ha la presunzione di essere esaustivo, non è uno studio approfondito e probabilmente è stato scritto in poco tempo fornendo solo una visione parziale.
Mi sembra che l'autore, sicuramente una persona competente, si sia soffermato molto su alcuni aspetti a discapito di altri ugualmente importanti.

Fermo restando che tutte le cose che dice sono condivisibili, di seguito ne ho elencate altre che avrei evidenziato:

  • Si fa riferimento al disagio che si ha quando si rimane scollegati da internet, argomento che avrebbe meritato un maggiore approfondimento. Il termine Nomofobia forse 2 anni fa non era ancora molto noto.
  • Si parla molto dei pericoli che possono arrivare dall'esterno quando si è collegati in rete, ma non si accenna ai danni che ci si può procurare da soli se non si utilizza con attenzione la tecnologia. La causa più frequente della perdita di dati è dovuta all'errore umano, magari alla banale cancellazione di un file o di una directory per una disattenzione.
  • Vengono giustamente messi in evidenza i pericoli che si corrono usando le carte di credito su Internet. Non si dice però che percentualmente il rischio di clonazione è maggiore quando si fanno acquisti nei negozi normali o quando si fanno prelievi da sportelli bancomat "tarocchi".  Non si parla della possibilità di usare carte prepagate e paypal per limitare i rischi.
  • Analogamente, il furto dei dati personali e di identità sono all'origine di truffe anche nella vita outline.
  • Fare elenchi con informazioni importanti e distribuirle in giro (vedi punto 10) è il modo migliore per perdere la propria privacy. Non si sa mai in mano a chi possono andare.
  • Ci sono suggerimenti fondamentali per salvaguardare la sicurezza ma mancano alcuni strumenti importantissimi che è opportuno utilizzare:
    • Impostazione delle soglie e degli alert via SMS e via email sui siti che lo consentono (tipicamente carte e banche);
    • Programmi e APP con cui in caso di smarrimento o di furto è possibile localizzare gli smartphone ed eventualmente cancellare i dati contenuti;
    • Controllo della lista IP delle ultime connessioni al proprio account sulle applicazioni che forniscono il servizio.



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martedì 18 novembre 2014

Infobesity, l'abbuffata di informazioni

E' stato coniato un po' di tempo fa il termine che indica il disagio procurato alle persone dal sovraccarico di informazioni: Infobesity.

L' infobesità è un problema che sta riguardando un numero sempre maggiore di persone.

Il numero di comunicazioni che vengono pubblicate in rete giornalmente (email, post, tweet, news, podcast, audio/video, ecc.) si è praticamente decuplicato negli ultimi 10 anni, questo flusso continuo bombarda tutti noi che assorbiamo le informazioni in modo sia cosciente che involontario.

Fino a qualche anno fa il problema si era evidenziato negli uffici, nei posti di lavoro dove chi è sempre collegato al computer riceve quotidianamente per posta elettronica, sui vari messenger e su internet un sovraccarico di input informativo (Information Overload).
Da qualche tempo si sta diffondendo anche tra coloro che con smartphone e tablet sono sempre online, sempre raggiungibili dalle telefonate, dai messaggi testuali, vocali e multimediali, sui social, dalle email, dalle news, dalle notifiche delle App, ecc., tutto ciò in aggiunta agli input provenienti dai media tradizionali come stampa, radio e TV.


I sintomi

Analogamente all'obesità dovuto al troppo cibo, sembra ormai certo che l'infobesity può creare dei disturbi, vediamo quali sono i sintomi più comuni:
  • difficoltà nel selezionare e quindi gestire le informazioni realmente importanti,
  • difficoltà nel prendere decisioni,
  • difficoltà nella memorizzazione,
  • diminuzione della attenzione necessaria per seguire fino alla fine e comprendere appieno un contenuto,
  • fretta nella lettura dei singoli articoli/email (lettura a "balzi"),
  • ansia nel passare velocemente da un contenuto all'altro, anche utilizzando diversi device,
  • diminuzione nella capacità di valutare le informazioni,
  • eccesso di fiducia in quello che si legge,
  • ansia dovuta alla paura di non riuscire a seguire qualcosa, di staccarsi dal flusso comunicativo, di perdersi qualche informazione,
  • stress dovuto alla paura di rimanere scollegato (Nomofobia),
  • problemi nel riuscire a rilassarsi completamente, a riposare per recuperare.


Noi esseri umani, ciascuno con le proprie capacità, siamo in grado di elaborare un volume di dati finito. Quando veniamo travolti da un diluvio incontrollabile di dati ci sentiamo stressati e finiamo per non rendere al meglio, diminuisce la nostra capacità di gestire le informazioni.

Per far fronte al sovraccarico, il nostro cervello sviluppa automaticamente delle abitudini, ad esempio può dare maggiore priorità ad informazioni provenienti da alcune fonti oppure privilegiare contenuti presentati in un formato (es, video) piuttosto che in un altro.

Queste reazioni ostacolano la capacità di prendere decisioni basate sulle migliori evidenze disponibili, le prestazioni ne soffrono e di conseguenza lo stress aumenta.

La dieta

Gli accorgimenti per limitare le problematiche derivanti dal sovraccarico da informazioni esistono, come in tutte le diete la cosa più difficile è riuscire a metterli in pratica.

Di seguito un superficiale elenco:

  • Sfruttare al meglio le funzionalità che email, social network e sistemi di messaggistica mettono a disposizione per filtrare le informazioni, categorizzarle ed organizzarle. 
  • Organizzare al meglio i gruppi/cerchie di amici che si hanno sui social network e differenziarne la visibilità dei messaggi.
  • Silenziare sullo smartphone le notifiche delle App, in modo che andrai a guardare solo quando lo vorrai. Stai sicuro che se qualcuno ti cercherà con urgenza ti telefonerà.
  • Utilizzare un media per volta, ad esempio se si sta guardando la TV non tenere lo smartphone vicino.
  • Non mischiare l'uso lavorativo e privato delle tecnologie. Se stai lavorando al PC non tenere aperta anche la finestra sul tuo social preferito o sul sito della borsa.
  • Controllare le news solo una o due volte al giorno, magari la mattina appena si arriva in ufficio e la sera prima di uscire. Non c'è alcuna necessità di essere informati minuto per minuto su quello che succede nel mondo.
  • Selezionare i propri siti di riferimento ed accedere solo a quelli cercando di navigare meno da un link all'altro.  
  • Utilizzare gli aggregatori tematici di news (siti, programmi, app) che evitano di ricevere passivamente in input informazioni non desiderate. Quando si accede ad un portale si è bombardati da una serie di notizie e spot che, posizionate ad arte, distraggono e incanalano l'utente verso un percorso informativo diverso rispetto alle intenzioni iniziali.
  • Evitare di pubblicare troppo di frequente su social forum, ciò innesca la voglia di andare a verificare di continuo le evoluzioni dei commenti.
  • Concedersi quando possibile dei periodi o delle giornate intere di Digital Detox "disintossicazione", dimenticandosi a casa lo smartphone e non accendendo neanche TV, PC e Tablet. Le prime volte sarà una forzatura, ma poi ne riscoprirai i tanti pregi tra i quali quello che, quando ti ricollegherai, andrai a controllare solo quello che realmente ti interessa (non ti sei perso niente).

Buona dieta a tutti !!


 Image courtesy of Jeroen van Oostrom at FreeDigitalPhotos.net

giovedì 19 giugno 2014

Cos'è il Social Caring

In Italia attualmente circa il 50% della popolazione è connesso e di questi il 90% frequenta un Social Network. Si calcola che Facebook sia frequentato da 6 milioni di italiani. 

Le aziende, per poter continuare ad essere competitive ed il più possibile vicine ai propri clienti, si trovano obbligate ad adattarsi a questo scenario diventando anch'esse più connesse e più social.
I servizi di assistenza, fondamentali per essere credibili sul mercato, si estendono quindi sui Social Network per avvicinare ed interagire con clienti aumentando fidelizzazione e coinvolgimento (Engagement).

Il Social Caring rappresenta una estensione fondamentale del sistema di customer care, fondato sull'ascolto e monitoraggio dei social media, sulla capacità di interagire velocemente con i clienti sui social network ed organizzato in base a strategie e processi aziendali.

Image courtesy of nokhoog_buchachon / FreeDigitalPhotos.net

Con il Social CRM i servizi di customer care si adattano al modello social dando risposte su quelli che vengono chiamati Touchpoint (pagine, gruppi social, blogs) attraverso i diversi Channel (Web in formato desktop e mobile, App, Email, ecc.).

Molte aziende hanno già compreso l'importanza di evolvere in questo nuovo contesto, integrando le attività di social collaboration nei processi e dedicando dei gruppi di lavoro ben strutturati al monitoraggio sistematico della rete ed alla cura della clientela all'interno di essa.

Nascono nuove figure professionali come il Social Media Manager, il Social Media Strategist ed il Community Manager, che collaborano con i settori ComunicazioneMarketing CRM gestendo i contenuti da pubblicare sulle pagine ed i blog istituzionali e soprattutto interagendo direttamente con la clientela su post e commenti.

Se ben gestito, organizzato e supportato con gli opportuni strumenti, il Social Caring porta all'azienda benefici evidenti:
  • avvicina la clientela già fidelizzata o potenziale
  • consente di individuare Opinion Leader ed Influencer del settore
  • garantisce risposte immediate riguardo alla soddisfazione dei clienti
  • permette di collezionare un maggior numero di informazioni sui clienti
  • consente di comprendere in anticipo quelle che sono le necessità della clientela
  • fornisce un quadro aggiornato della web reputation del brand e dei prodotti
  • allevia il carico delle richieste sui Call Center, IVR ed altri canali tradizionali
  • consente di limitare gli investimenti per il potenziamento delle infrastruttura IT dedicata alla assistenza clienti.
All'opposto, se questa opportunità non viene sfruttata o peggio viene mal gestita, i possibili benefici è facile che si tramutino in situazioni negative che possono diventare non più controllabili a causa della rapidità e pervasività di tutto quello che accade in rete.

Per questo motivo, per i brand importanti e per le grandi/medie imprese, è assolutamente sconsigliabile il social caring "Fai da te", ma è opportuno rivolgersi ad agenzie preparate, ai professionisti del web.


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domenica 27 aprile 2014

Il Contenuto è RE

Negli ultimi tempi si è tornati a parlare molto di contenuti, in particolare riguardo la qualità degli stessi, aspetto indicato come fondamentale per la visibilità sul web e per il posizionamento sui motori di ricerca.

Sono andato a ritrovare su internet "Content is King", un vecchio articolo di Bill Gates che viene spesso citato.
A leggerlo oggi sembra addirittura un po' obsoleto, alcune sui visioni si sono poi verificate pienamente, altre un po' meno, altre sono state già superate da tempo, ma ritengo sia interessante soprattutto considerando l'autorevolezza di chi ha scritto l'articolo 18 anni fa.

Come ho già fatto per altri articoli storici e significativi per il mondo web/informatico, l'ho tradotto in modo da facilitarne la lettura in italiano, la condivisione e la discussione.
L'articolo originale non c'è più in nessuna pagina Microsoft, pertanto sono partito da un testo trovato in rete su un sito non ufficiale (http://www.craigbailey.net/content-is-king-by-bill-gates/).




Il Contenuto è RE

(libera traduzione dell'articolo "Content is King" di Bill Gates del 01/03/1996) 

Come mi aspettavo, verranno fatti molti soldi veri su Internet grazie ai contenuti, proprio come è successo in passato per le trasmissioni televisive.

La rivoluzione televisiva, che ha avuto inizio mezzo secolo fa, ha generato un certo numero di attività produttive, tra cui quella della industria dei televisori, ma a lungo termine quelli che hanno avuto i maggiori benefici sono stati coloro che hanno utilizzato il mezzo per fornire informazioni ed intrattenimento.

Nel caso di una rete interattiva come Internet, la definizione di "contenuto" diventa molto ampia.
Ad esempio, il software è un tipo di contenuto di estrema importanza, che per Microsoft rimarrà di gran lunga il più importante.
Ma le grandi opportunità per la maggior parte delle aziende riguardano la fornitura di informazioni o di intrattenimento.

Nessuna azienda è troppo piccola per partecipare.

Una delle cose stimolanti di Internet è che chiunque con un PC ed un modem può creare e pubblicare un qualsiasi contenuto. In un certo senso Internet è l'equivalente multimediale della fotocopiatrice, consente di duplicare a basso costo del materiale, non importa quanto sia esteso il pubblico.

Internet permette anche la distribuzione di informazioni in tutto il mondo con costi marginali per l'editore, praticamente pari allo zero. Le opportunità sono notevoli e molte aziende si stanno organizzando per creare contenuti per Internet.

Ad esempio, la rete televisiva NBC e Microsoft hanno deciso recentemente di entrare insieme nel business della notizie interattive. Le nostre aziende creeranno una propria rete di notizie via cavo, la MSNBC, ed un servizio interattivo di notizie su Internet. NBC manterrà il controllo editoriale sulla joint venture.

Mi aspetto che le società si faranno una intensa concorrenza e ci sarà abbondante possibilità di fallimento, così come già è successo per tutte le categorie dei contenuti più popolari, non solo per il software e le notizie, ma anche per i giochi, l'intrattenimento, i programmi sportivi, la pubblicità e per le comunità on-line dedicate agli interessi più comuni.

Le riviste su carta stampata hanno lettori che condividono interessi comuni.
E' facile immaginare che queste comunità saranno servite on-line con delle edizioni elettroniche.

Ma al fine di avere successo online, per una rivista non è sufficiente prendere semplicemente ciò che ha in stampa e spostarlo nel mondo elettronico. Nei contenuti per la carta stampata non c'è la necessaria profondità o interattività per essere incisivi sui media on-line .

Se le persone devono accendere un computer per leggere una pagina, devono essere ricompensate con informazioni dettagliate ed aggiornate che poi possono analizzare a piacimento.
Hanno bisogno di avere contenuti audio ed eventualmente video.
Hanno bisogno di avere l'opportunità di un coinvolgimento personale che va ben oltre quello che è possibile offrire nelle pagine "Lettere all'editore" presente nelle riviste stampate.

Una domanda che ci si fa di frequente è quanto spesso una stessa azienda che ha un proprio pubblico su carta stampata può avere successo fornendo gli stessi contenuti anche online.
Anche il futuro di alcune riviste cartacee è messo in discussione da Internet.

Ad esempio, Internet sta già rivoluzionando lo scambio delle informazioni scientifiche specialistiche.
Le riviste cartacee in ambito scientifico tendono ad avere piccole tirature, con il conseguente aumento dei prezzi. Le biblioteche universitarie sono una parte importante del mercato.
Si è consolidato un lento, goffo e costoso modo per distribuire informazioni ad un pubblico specializzato, ma non c'era alternativa.
Ora alcuni ricercatori stanno iniziando a utilizzare Internet per pubblicare i risultati scientifici. Questo aspetto sta mettendo a rischio il futuro di alcune importanti riviste stampate.

Con il passare del tempo, il volume delle informazioni presente su Internet diventerà enorme e la cosa sarà inarrestabile.
Anche se per il momento l'atmosfera di corsa all'oro è confinata principalmente negli Stati Uniti, mi aspetto che la cosa dilagherà presto nel resto del mondo, i costi di comunicazione scenderanno e una massa critica di contenuti localizzati diventerà disponibile in diversi paesi.

Per prosperare su Internet, i fornitori di contenuti devono essere pagati per il loro lavoro.
Le prospettive a lungo termine sono buone, ma nel breve termine mi aspetto parecchie delusioni per le aziende fornitrici di contenuti che lottano per fare soldi attraverso la pubblicità e gli abbonamenti.
La cosa non è ancora economicamente produttiva e non lo sarà per qualche tempo.

Almeno finora, la maggior parte del denaro e della fatica investiti nell'editoria interattiva è stato poco più di un lavoro d'amore o uno sforzo finalizzato solo alla promozione di prodotti venduti nel mondo non elettronico. Spesso questi sforzi si basano sulla convinzione che nel tempo qualcuno inizierà a capire come ottenere dei guadagni economici.

Nel lungo periodo, la pubblicità online promette molto bene.
Un vantaggio della pubblicità interattiva è che un messaggio iniziale necessita solo di attirare l'attenzione piuttosto che trasmettere l'informazione completa. Un utente può fare clic su un annuncio per ottenere ulteriori informazioni ed un inserzionista può misurare se le persone lo stanno facendo.

Ma oggi l'ammontare dei ricavi per le sottoscrizioni e la pubblicità realizzata su Internet è vicino allo zero, forse $20 o $30 milioni in totale. Gli inserzionisti sono sempre un po' riluttanti ad utilizzare un nuovo strumento ed Internet è certamente nuovo e diverso.

Una certa riluttanza da parte degli inserzionisti è giustificabile, in quanto molti utenti di Internet sono tutt'altro che entusiasti di vedere la pubblicità.
Una delle ragioni è che molti inserzionisti utilizzano immagini grandi che richiedono molto tempo per essere scaricate con una connessione telefonica dial-up. Anche una pubblicità su una rivista stampata occupa spazio, ma un lettore può girare la pagina rapidamente.

Quando le connessioni a Internet diventeranno più veloci, il fastidio per l'attesa del caricamento di una pubblicità diminuirà e successivamente scomparirà. Ma ciò accadrà tra qualche anno.

Alcuni aziende fornitrici di contenuti stanno sperimentando la proposta di abbonamenti, spesso con il richiamo di alcuni contenuti gratuiti. E' difficile però, perché non appena si richiede una sottoscrizione il numero di persone che visitano il sito scende drasticamente, riducendo per gli inserzionisti  il valore della pubblicità.

Un'altra delle principali ragioni per cui il pagamento dei contenuti non funziona molto bene, è che non è pratico per caricare piccole quantità di denaro. Il costo delle transazioni elettroniche rende fastidioso ed impraticabile il caricamento di cifre piuttosto basse.
Ma nel giro di qualche anno i meccanismi miglioreranno e sarà possibile pagare anche pochi centesimi per una informazione.
Se si decide di visitare una pagina che costa un centesimo, non bisognerà fare un assegno o ricevere il conto per posta, ma basterà cliccare su quello che vuoi, sapendo che ti verrà addebitato un centesimo su base aggregata.

Questa tecnologia abiliterà gli editori a far pagare piccole somme di denaro con la speranza di attirare un pubblico vasto.
Se questo accadrà, Internet subirà una spinta in avanti come mercato di idee, esperienze e prodotti, un mercato di contenuti.

Bill Gates (01/03/1996)


domenica 6 aprile 2014

Molti scrivono e pochi leggono

Molti scrivono (o ri-condividono) ed in proporzione pochi leggono, questo é un dato di fatto. 
Ma che percentuale di cose scritte sui blog e poi proposte sui social é effettivamente interessante, autoconsistente e non scopiazzata ? Vale la pena leggere ed approfondire i post nei social ? 


Qualsiasi lettura o corso di Blogging, Content management, Copywriter, SMM e SEO insegna che bisogna aprire un blog, fare l'autorship, personal branding, movimentare contenuti, scrivere sempre e pensare alle SERP,  ecc, ecc. 

Ma perché?  Se non si ha nulla da dire, perché ?  

La gente si iscrive a G+ e Twitter non per vivere il social ma per usare il web come esercizio tecnico.
Soprattutto G+ e Twitter sono diventati palestre. 
Proliferano blog e post inconsistenti, contenuti rimpacchettati e riproposti 1000 volte sotto diverse forme, magari con infografiche illeggibili. 

Le best practices recitano: iniziate a bloggare e googolare+, poi controllate GAnalytics, i followers e da pochi giorni anche le views del profilo/pagina con cui ricondividete i post sui social.

Così ogni giorno potenziali content, media e community manager cominciano a ripetere sempre le stesse cose, quasi sempre non avendo niente da dire parlano dell'argomento del corso che hanno seguito. 
Condividendo articoli di blog al cui interno spesso ci sono solo poche parole e links verso altri siti, sperano di diventare blogger, opinion leader e poter lavorare in questo modo. 

Nessuno gli ha detto che invece i pochi che ci sono riusciti hanno qualcosa da dire per forma e contenuto e sono partiti a farlo in modo quasi inconsapevole, solo successivamente si sono preoccupati anche di sfruttare direttive e meccanismi SEO/SMM. 

Bisogna parlare di argomenti di cui si é competenti, altrimenti lasciamo perdere. Non ce l'ha ordinato il dottore! 

Il cambiamento deve partire proprio dai professionisti già affermati del settore, dagli opinion leader stessi che devono insegnare a tutti a scrivere nei modi e nei tempi giusti invece di dire che bisogna farlo tutti i giorni. 

Pena? Il disinteresse progressivo nel social e questo gran casino che vediamo scrollando stream e community.

Concludendo, due domande:
  1. Se Google cambiasse di nuovo l'algoritmo di search&ranking non dando più rilevanza ai post di G+, quanti blogger rimarrebbero frequentatori attivi ? 
  2. Questo post finirà nel calderone come gli altri? :-) 

domenica 23 marzo 2014

Facebook: tra realtà, mondo virtuale e aldilà

Facebook è un vero social multidimensionale. Spiego il perchè.

È lo strumento che ha permesso a tanta gente di ritrovarsi, ad altre persone di conoscersi su internet per poi poter approfondire nella realtà, ad altri ancora di poter coltivare amicizie solo digitali senza alcun interesse ad incontrarsi veramente.

Mondo reale e virtuale 

Per parlare del confine e dell'interazione che c'é tra le due dimensioni mondo reale e mondo virtuale si sono scomodati sociologhi, filosofi e guru tecnologici. La migliore intellighenzia da più di 10 anni cerca di buttare un occhio al futuro per capire quali ulteriori impatti ci saranno nella società e nei comportamenti delle persone. Non mi dilungherò quindi su questo aspetto. 

Coscienza collettiva e personale

Tramite Facebook ci si influenza a vicenda, si diffondono pensieri che alimentano giorno per giorno una coscienza collettiva, con una pervasività che in passato solo la TV ha avuto ma con una pluralità di contenuti molto maggiore.
Quello che si dice in generale su Facebook ha una valenza comune, ma anche quello che un singolo scrive può anche rappresentare una sorta di coscienza personale.

Si scrivono post anche per parlare con se stessi, "dai che ce la faccio" , "non devo rifarlo" ad esempio sono frasi di auto convincimento che dovrebbero restare intime, senza un significato comprensibile fino in fondo dagli altri, e che invece che vengono inserite su Facebook per 2 motivi:  il primo perchè si pensa di avere un pubblico interessato (ricerca di attenzione in attesa che qualcuno commenti), il secondo perchè sembra quasi che qualsiasi cosa scritta sul proprio stato abbia più forza, venga scolpita nella roccia e rappresenti la verità a cui far poi riferimento.

Non basta più pensarle le cose, ma per rafforzarle é meglio scriverle anche sul profilo FB, in modo da avere una conferma esterna, un auto convincimento personale e poi per lasciarle li, metterle nella storia.

FB é un sistema in cui di fatto risiedono parti importanti della coscienza collettiva e di quella personale.

Collegamento con l'aldilà 

Nelle dinamiche del social network piú famoso quindi si incrociano più dimensioni: realtà, mondo virtuale e coscienza, ma non basta, c'é anche la dimensione ultraterrena.

Oltre a fungere da bacheca globale per necrologi e condoglianze virtuali, in particolare quando muoiono personaggi famosi che tutti sentono il dovere di salutare fingendosi da sempre estimatori, su FB si parla anche con i morti.

Ebbene si, si mandano comunicazioni dirette ai defunti: "ciao mamma, mi manchi tanto",  "é passato un anno da quando ci hai lasciato e.....",  "oggi sarebbe stato il tuo compleanno, auguri amico mio".

Ma nell'aldilà c'é Internet ?
Se scrivo un pensiero a mio nonno lo leggerà anche se non ha mai acceso un computer? Avrà imparato oppure (chiaramente sta in paradiso)  offrono un servizio Cloud?
Facebook è diffuso in paradiso e G+ all'inferno ? o viceversa?

Strano che non abbiano ancora fatto un film in stile Ghost in cui un morto risponde ai commenti e crea eventi su Facebook.

Ironia a parte, chi inserisce messaggi di questo tipo lo fa anche in questo caso per dargli forza e renderli persistenti, ma forse una piccola speranza che vengano letti esiste, perché no.


Image courtesy of hyena reality / FreeDigitalPhotos.net