venerdì 16 gennaio 2026

Video generati da AI: la fine del "vedere per credere"

Realismo senza precedenti: Grazie a strumenti avanzati sempre più perfetti, i video generati dall'intelligenza artificiale sono ormai indistinguibili dalla realtà. 

Bastano pochi comandi testuali (prompt) per creare scene quotidiane con audio e sincronizzazione labiale perfetti. Non serve essere un guru super tecnologico, troviamo sui social video fatti dalla "casalinga di Voghera" o da "ammiocuggino" che creano scene realistiche quasi perfette. E sarà sempre peggio, immaginiamo cosa riescono e riusciranno a fare i video maker professionisti con le AI più specialistiche e performanti.

​Crisi della verità: Il problema principale è sociale, non tecnologico. Se in passato un video era una prova certa, oggi ogni contenuto può essere un falso credibile. Questo alimenta la diffidenza verso le fonti ufficiali e facilita la manipolazione dell'opinione pubblica, specialmente sui social media.
L'impatto sui social network é gia oggi importante, se non si riuscirà a far capire sempre cosa é vero e cosa no, l’esperienza social diventerà frustrante e gli utenti abbandoneranno le piattaforme.

​I rischi dei "Deepfake ordinari": Il pericolo maggiore non risiede solo in contenuti spettacolari, ma nella creazione di scene ordinarie false: dichiarazioni politiche contraffatte, finte testimonianze aziendali o cronaca manipolata. Ciò potrebbe rendere irrilevante la prova video in ambiti critici come il giornalismo, la politica e i tribunali.

​Contromisure e trasparenza: Sebbene si stiano sviluppando tecnologie di verifica, la lotta tra creazione e rilevamento è continua.
Bandire questi software è utopistico, la soluzione andrà cercata con le leggi e nella trasparenza obbligatoria.

​Strategie per il futuro: Aziende e professionisti devono adattarsi costruendo ecosistemi basati sulla fiducia. È fondamentale che venga sempre dichiarato l'uso di AI, citare le fonti e formare il personale alla verifica dei contenuti. In un'era di incertezza digitale, l'autenticità certificata diventerà il vero valore distintivo.




martedì 16 dicembre 2025

Epistemia vs AI: l'Illusione del Sapere: quando la Forma batte la Verità


Stiamo assistendo a una crisi della conoscenza alimentata dall'Intelligenza Artificiale, che potremmo chiamare Epistemìa.

L'IA Generativa, pur essendo straordinariamente abile nel formulare risposte impeccabili, non è progettata per ricercare la verità (l'antica Episteme), ma la plausibilità linguistica. Il problema non è la delega di giudizi e ricerche alle macchine, ma la nostra fede cieca nei risultati.

L'output dell'AI "suona bene," è persuasivo, e questo ci induce a confonderlo con la conoscenza autentica. Accettiamo acriticamente queste risposte ben congegnate, convincendoci di sapere, quando in realtà stiamo solo abbracciando un'illusione linguistica. 

Secondo i filosofi greci, l'Episteme rappresentava la vera conoscenza, universale e giustificata. Oggi, la diffusione dei grandi modelli linguistici (LLM) ci ha condotti a un bivio epistemologico, dove l'Epistemìa è la nuova protagonista: un'illusione di sapere.

Questi modelli sono addestrati per generare testi fluidi e convincenti, il cui unico obiettivo è produrre un output che suoni bene. La loro missione non include la verifica assoluta del contenuto.

Quando affidiamo all'IA compiti di discernimento, come giudizi e valutazioni, e accettiamo la risposta generata come conoscenza provata, cadiamo nell'inganno. Se il risultato, pur linguisticamente perfetto, non viene sottoposto a verifica critica, si crea un disastro cognitivo.

Ci fidiamo di risposte che suonano giuste, delegando il nostro discernimento e la verifica delle fonti all'algoritmo. L'errore scatta quando non mettiamo in discussione l'output, scambiando l'efficacia comunicativa dell'IA per una verità accertata.

Siamo a rischio di una nuova malattia intellettuale: ovvero la pericolosa convinzione di essere informati semplicemente perché l'Intelligenza Artificiale ha fornito una risposta.



martedì 11 marzo 2025

Cos'è il Task Masking

Il Task Masking è una modalità di comportamento scorretto che molti giovani della Generazione Z tengono sul posto di lavoro per sembrare più impegnati di quanto siano.

Da quando le aziende hanno imposto ai dipendenti il ritorno in ufficio dopo anni di smart working post-pandemia, sostenendo a torto o a ragione che una maggiore presenza equivale a una maggiore produttività, alcuni giovani lavoratori, in una sorta di ribellione, fanno finta di lavorare simulando telefonate, facendo ragionamenti a voce alta davanti al computer e digitando rumorosamente sulla tastiera, in modo da sembrare super impegnati agli occhi dei responsabili.

Una rapida ricerca su TikTok evidenzia diversi video con consigli su come apparire impegnati in ufficio; tra i suggerimenti più frequenti ci sono: camminare velocemente con un computer portatile infilato sotto al braccio, digitare rumorosamente, partecipare a conf-call e meeting non reali con inesistenti colleghi e clienti.

L'importante è mascherare il vero carico di lavoro, facendosi notare da colleghi e responsabili per il grande impegno profuso, nella realtà molto più basso.

Le aziende che chiedono ai propri dipendenti di tornare in ufficio, inviano il messaggio "presenza equivale a produttività", che però stride con le convinzioni dei giovani lavoratori che lo vivono come un attacco alla vita privata e alla flessibilità a cui non si riesce più a rinunciare; secondo la Generazione Z "lavoro in presenza e risultati non sono strettamente collegati".





venerdì 27 gennaio 2017

Tipologie di riunione

Quando si organizza una riunione una delle cose fondamentali è aver ben chiaro qual'è l'obiettivo finale e di conseguenza che tipo di incontro si desidera impostare.

Una riunione può essere delle seguenti tipologie:

  1. Informativa
  2. Decisionale
  3. Motivazionale
  4. Creativa



Lo scopo determina quale debba essere la tipologia della riunione stessa e quindi deve indirizzarne la preparazione e la decisione su chi debbano essere i partecipanti e con quali ruoli.  Potrebbe essere controproducente organizzare un incontro con obiettivi di diversi tipologia, è sempre più opportuno mettere in sequenza riunioni differenti (Suggerimenti per organizzare riunioni produttive).


Riunione Informativa

Obiettivo: comunicare informazioni ai partecipanti.
Se l'unico obiettivo è quello di fornire informazioni, è sufficiente esporre a tutti una relazione o una presentazione facilmente comprensibile. Le migliori riunioni informative sono però quelle più interattive con i partecipanti. Maggiore è la partecipazione, maggiori sono la comprensione dei contenuti, la condivisione e la collaborazione futura dei partecipanti.
I principali aspetti da considerare per una riunione informativa sono:
  • Chi fornisce le informazioni
  • Chi sono le persone che devono recepire le informazioni
  • In quale modo vengono fornite le informazioni (Comunicare in modo efficace: Logica Induttiva vs Logica Deduttiva)
  • Anticipare ai partecipanti il materiale utile a comprendere le informazioni che verranno esposte
  • Non leggere ma esporre il contenuto informativo
  • Valutare eventuali informazioni alternative o collegate.


Riunione Decisionale

Obiettivo: prendere una decisione con la collaborazione dei partecipanti.
I partecipanti devono avere le informazioni necessarie per contribuire al processo decisionale, quindi devono arrivare alla riunione già informati in merito all'oggetto della decisione e su quale sia il processo per prenderla. 
I principali aspetti da considerare per una riunione decisionale sono:
  • Le informazioni propedeutiche vanno fornite in precedenza
  • Deve essere noto chi è che prende la decisione finale
  • Bisogna far partecipare tutti coloro che possono contribuire al processo decisionale
  • A posteriori vanno informati tutti coloro siano interessati alla decisione presa.


Riunione Motivazionale

Obiettivo: ottenere collaborazione ed impegno dai partecipanti.
Gli incontri motivazionali sono utili per ottenere il massimo impegno da parte di tutte le persone coinvolte in un'attività comune. Per ottenere ciò è necessario utilizzare leve logiche ed emotive che abbiano presa sul gruppo. 

I principali aspetti da considerare per un incontro motivazionale sono:
  • Il relatore deve essere in grado di fornire una spiegazione logica ma soprattutto un messaggio motivazionale convincente
  • Le persone chiave vanno coinvolte e motivate per prime.


Riunione Creativa

Obiettivo: generare idee per trovare la soluzione migliore.
Una riunione di Freewheeling/Brainstorming è più efficace e veloce se i partecipanti hanno avuto in precedenza modo di riflettere sull'argomento. La riunione va sempre guidata nel modo corretto altrimenti si rischia di avere dei buchi nel processo creativo di gruppo.
I principali aspetti da considerare per una riunione creativa sono:
  • Chi deve essere coinvolto nella riunione
  • Valutare sempre pro e contro di ciascuna idea
  • Non fermare il processo creativo alla prima idea sufficientemente credibile 


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martedì 20 dicembre 2016

Surface Web, Deep Web e Dark Web

Con Deep Web si intende quella parte dei contenuti presenti su Internet non indicizzata dai motori di ricerca e quindi praticamente sommersa ed invisibile.

Oltre alle pagine non ancora indicizzate, ne fanno parte anche i siti con accesso vincolato alla introduzione di username e password, siti privati e aziendali, i contenuti privati nei Social Media e i documenti caricati negli storage cloud. 

Il Deep Web è notevolmente più vasto rispetto al tradizionale e visibile World Wide Web (www) conosciuto come Surface Web.

Si definisce invece Dark Web, il sottoinsieme del Deep Web non indirizzabile tramite un normale browser, i cui contenuti quindi sono raggiungibili solo tramite dei software particolari che garantiscono la navigazione anonima, ciascuno dei quali crea una propria rete di condivisione a circuito chiuso chiamata DarkNet.

Tra le darknet più conosciute ci sono sicuramente Tor, I2P, StealthNet, Entropy, JonDonym e Freenet.





venerdì 11 novembre 2016

Cos'è la Digital Transformation


Con la locuzione inglese Digital Transformation (Trasformazione Digitale) si fa riferimento al percorso di cambiamento che infrastrutture e processi aziendali stanno facendo a seguito dell'utilizzo massivo delle nuove tecnologie che supportano un nuovo tipo di relazione tra aziende e clienti (B2B e B2C).

Questo cambiamento, che impatta trasversalmente su diverse aree del business, di fatto sta già avvenendo da tempo e molte aziende lo stanno subendo più o meno inconsapevolmente, quando invece è opportuno che venga guidato in modo strutturato.

La trasformazione digitale, con l'utilizzo di PC, Smartphone e Tablet, ha cambiato le modalità di rela­zione tra le imprese e le persone (clienti finali, consumatori, collaboratori interni ed esterni).  
Il Customer Journey, il percorso di prevendita, vendita e fruizione dei prodotti, si è evoluto e la clientela richiede sempre più una interazione digitale a tutti i livelli, mediante l'utilizzo di APP, Chat, Social, Portali, Blog, ecc..

Tutto ciò rende neces­sa­rio per le aziende di dotarsi di infrastrutture IT in grado di offrire una interazione mul­ti­ca­nale stabile nelle relazioni con la clientela.

Il processo è inarrestabile: Online Touchpoints (APP, Totem, ATM, Web, ecc.), e soluzioni di E-Care, Self Care, Social Care, Social SoftwareChat Contact sono strumenti che hanno affiancato ed in molti casi sostituito i vecchi canali.

Chi non si adegua ai nuovi strumenti, non investe nell'innovazione tecnologica, nell'organizzazione interna e nella review dei processi aziendali, è destinato ad scomparire.




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lunedì 12 settembre 2016

Cos'è la Digital Detox

La Disintossicazione Digitale (Digital Detox) è un tema molto discusso che tratta dell'astensione o più in generale dell'autolimitazione nell'utilizzo dei dispositivi elettronici sempre collegati ad Internet, come smartphone, tablet e computer .

La motivazione a "disintossicarsi" può essere differente ma sempre più persone scelgono di frequentare locali "no wifi, zero connections", fare vacanze in posti dove non ci sia l'accesso ad Internet, costringere i propri ospiti a spegnere o depositare gli smartphone dentro dei Detox Box durante le feste e le riunioni familiari.

L'argomento è attualissimo ma già esistono pubblicazioni, blog e libri con dei suggerimenti/accorgimenti (best practices) per concedersi l'opportunità di ridurre lo stress e recuperare una maggiore interazione sociale nel mondo fisico.

La Digital Detox serve come reazione al sovraccarico di informazioni (Infobesità) che ci bombarda continuamente. E' più produttivo e soddisfacente concentrarsi sulla qualità e l'approfondimento piuttosto che sulla quantità delle informazioni che subiamo passivamente e che per forza di cose rimane superficiale.

Regolamentarsi nell'uso dei device mobili (Electronic Rehab), significa avere una maggiore consapevolezza dello scopo delle tecnologie stesse, ridurre l'ansia, dovuta a F.O.M.O. e Nomofobia, e migliorare l'approccio verso l'ambiente circostante orientandosi verso le persone reali.


Digital Detox Area


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giovedì 8 settembre 2016

Dipendenza da smartphone, non solo disturbi per il fisico ma anche benefici

Infobesità, Nomofobia, FOMO, Workaholism, tutte problematiche strettamente collegate all'uso eccessivo degli smartphone ed alla dipendenza dall'essere sempre Online.

Ne consegue un sovraccarico di stress, ansia, disturbi, stanchezza psichica e somatizzazioni con vere e proprie ripercussioni fisiche, che si vanno ad aggiungere alla sedentarietà, alla postura sbagliata ed ai disturbi alla vista dovuti al prolungato utilizzo di Smartphone/Tablet/PC.

Ci sono però anche aspetti positivi che derivano dall'utilizzo sempre più frequente delle APP per il controllo della forma fisica, la corretta alimentazione e l'allenamento.  
Una APP non può fare miracoli ma sicuramente può stimolare ad essere fisicamente più attivi, incoraggiare a condurre una vita più sana, aiutare ad avere un'alimentazione più corretta, aumentare la consapevolezza di ciò che si sta facendo a medio e lungo termine.

Le funzionalità implementate dalle APP sono di 3 tipologie:

  • Health
    • monitoraggio frequenza cardiaca (cardiofrequenzimetro)
    • monitoraggio pressione arteriosa, 
    • misurazione febbre;
  • Diet and Wellness
    • diete, 
    • gestione piani di dimagrimento, 
    • valori nutrizionali,
    • calcolo delle calorie, 
    • calcolo della massa grassa, 
    • calcolo dell' Indice di Massa Corporea (IMC o BMI, acronimo inglese di Body Mass Index),
    • monitoraggio andamento del sonno;
  • Sport and Fitness
    • proposizione e gestione piani di allenamento,
    • gestione obiettivi,
    • memorizzazione allenamenti effettuati e caratteristiche degli stessi (durata, distanza, velocità media e max, medie parziali, calorie bruciate, variazioni altimetriche, ecc. ),
    • tracking percorsi di allenamento con GPS,
    • proposizione e condivisione percorsi con altri utenti,
    • condivisione allenamenti con altri utenti,
    • confronti e sfide con altri utenti,
    • statistiche allenamenti (report e grafici).



Di seguito alcune delle APP più conosciute divise per tipologia.

Health

  • Sleep as Android
  • Sleep Better
  • Sleepbot
  • Termometro Misura Febbre
  • Battito Frequenza Cardiaca Plus
  • Instant Heart rate
  • Cardiografo – Cardiograph


Diet and Wellness

  • MyFitnessPal
  • Melarossa
  • Lifesum
  • Contacalorie di FatSecret
  • IFood


Sport and Fitness

  • Runtastic
  • Endomondo
  • Google FIT
  • Workout Trainer
  • Run Keeper



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giovedì 25 agosto 2016

Workaholism: nell'era digitale il troppo lavoro diventa una dipendenza

Con la definizione americana Workaholism si identifica la sindrome da dipendenza dal lavoro.

Nell'era digitale always on che stiamo vivendo questa problematica è sempre più frequente e può arrivare ad essere una vera e propria patologia.
Per determinate tipologie di mestieri, essendo ormai sempre connessi con smartphone e tablet, è semplice continuare a lavorare anche quando non si è nel posto ed in orario di lavoro o si è addirittura in vacanza, pertanto è più difficile riuscire effettivamente a "staccare la spina".


Quali sono i sintomi del workaholism ?

  • Tendenza ossessiva a pensare al lavoro
  • Preoccupazione continua nel ripensare al lavoro svolto in passato
  • Ansia pensando al lavoro che si dovrà svolgere in futuro
  • Nervosismo ed impulsività generale in tutte le situazioni
  • Impazienza 
  • Compulsività nella consultazione degli strumenti che afferiscono al lavoro (Email, Internet, documenti su PC o in Cloud)

Da una vita troppo lavoro-centrica ne possono conseguire disturbi fisici dovuti a:
  • Stress fisico e mentale
  • Somatizzazione 
  • Insonnia
  • Disordine alimentare (pasti veloci o addirittura saltati, trash food, alcool, caffeina, ecc. )
  • Sedentarietà
  • Utilizzo di medicinali di supporto.

Cause

  • Necessità di lavorare di più a causa di difficoltà economiche
  • Paura di perdere il lavoro
  • Forte desiderio di fare carriera e raggiungere la posizione desiderata
  • Eccessiva ambizione di successo, potere e soldi
  • Organizzazione del lavoro non efficiente
  • Mancanza di soddisfazioni in ambito non lavorativo.


Conseguenze

Oltre ai problemi sulla salute, ci sono ripercussioni anche nei rapporti sociali in ambito privato oltre che lavorativo.
Per un individuo workaholic è inevitabile un progressivo distacco dalla famiglia ed anche nel contesto lavorativo possono determinarsi situazioni negative nel relazionarsi con gli altri.
Il disordine introdotto da un comportamento non lucido ed anche ad un controllo eccessivo su colleghi e collaboratori sono aspetti controproducenti.
Il clima sul posto di lavoro ne può risentire negativamente a causa della pressione che il soggetto, soprattutto se ha delle responsabilità di management, esercita sugli altri pretendendo lo stesso impegno continuativo: le persone diventano solo risorse, strumenti utili al raggiungimento degli obiettivi lavorativi.

Il lavorare senza sosta in modo compulsivo è una patologia psicologica che può essere assimilata alla dipendenza dal gioco d’azzardo, oltretutto è facile caderci perché non viene vissuta dal soggetto come un vizio da condannare ma anzi viene giustificata diventando un vanto per la propria coscienza.


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venerdì 5 agosto 2016

F.O.M.O: la paura di perdersi qualcosa online

L'acronimo FOMO indica Fear Of Missing Out e cioè l'ansia che spinge molte persone a consultare continuamente i Social Network per paura di perderci qualcosa.

Direttamente collegata anche alla Nomofobia (paura di rimanere disconnessi), la FOMO è una vera e propria patologia psicologica che incide nei comportamenti della gente molto più di quello che sembra. Nelle forme più pervasive è sintomo e nel contempo causa di insoddisfazione e solitudine.

Una persona che soffre di nomofobia ha una paura sproporzionata di rimanere disconnesso dalla rete mobile e/o di non disporre dello smartphone, pertanto controlla spesso lo stato della batteria e se nella zona in cui si trova c'è campo.  
Chi soffre di FOMO invece consulta di continuo Facebook, Whatsapp, Instagram, G+, Twitter, ecc. con il timore di perdere il controllo sulle cose scorrono online e quindi l'ansia di restare emarginati, di restare indietro rispetto agli altri. 

In entrambi i casi si vive in una costante apprensione e si è pericolosamente distratti rispetto al contesto reale. La voglia di rimanere al passo con gli ultimi post è così intensa da far trascurare anche la sicurezza personale, ad esempio è facile trovare persone che navigano sui Social Network mentre si guida.



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giovedì 5 maggio 2016

In Waze We Trust

Waze è lo strumento più utilizzato dagli automobilisti come navigatore e contestualmente come guida per districarsi al meglio nel traffico cittadino.



Questa App è stata una vera e propria Killer Application che ha surclassato le altre concorrenti in ambito mobility grazie ad alcuni aspetti fondamentali: 

  • funziona bene, 
  • è sufficientemente affidabile,
  • si installa sugli smartphone senza bisogno di altro (basta avere un piano tariffario che prevede l'utilizzo "dati"),
  • è facile da usare (la versione 2016 è molto più bella ed intuitiva anche se appena rilasciata ha causato molte crisi di identità negli automobilisti),
  • è gratuita.

Essendo Waze un navigatore social, che prevede la partecipazione da parte degli utenti, è facile intuire quante persone lo utilizzano guardando le numerose segnalazioni interattive che influenzano l'elaborazione dei percorsi proposti dalla app e che compaiono ai guidatori allertandoli su traffico, incidenti, presenza delle forze dell'ordine, lavori in corso, ecc.

Le nostre città ormai sono piene di Wazer, molti di noi ne sono quasi dipendenti.
Un po' per pigrizia nel dover pensare al percorso, un po' avere la sicurezza di evitare il traffico, spesso lo accendiamo anche se conosciamo benissimo la strada.

...e tra Wazer esperti ci si riconosce anche.
Come ?  Vediamo se ti ritrovi in queste situazioni:
  • Guidato da Waze sei finito in stradine sconosciute (presunte scorciatoie), e ti ritrovi a far parte di un serpentone di auto che procede a zig zag tra incroci e traverse. Tutti i guidatori si guardano attorno dubbiosi, nessuno sa dove si trova realmente ed è ormai costretto a fidarsi ciecamente del navigatore. Siete tutti Wazer !!
  • Stai procedendo normalmente quando alla macchina che ti precede improvvisamente si accendono gli stop e ti costringe ad una brusca frenata. Anche lui è un Wazer !!! Sarà facile notare che in quel punto è stata in segnalata la presenza della polizia, che ormai non c'è più ma... l'assioma è che bisogna sempre avere fede in Waze (In Waze we trust) altrimenti è meglio non utilizzarlo.
  • Stai in mezzo al traffico procedendo dritto in prossimità di un incrocio, all'improvviso Waze rielabora il percorso (inconfondibile il suono che emette in questi casi) e ti suggerisce di girare a destra per risparmiare 2 minuti. Nei pressi anche altre auto mettono repentinamente la freccia, chissà perché.

Buon Waze a tutti.







venerdì 18 dicembre 2015

Cos'è il Blockchain (Block Chain)


Il Block Chain (letteralmente Catena di Blocchi) è un registro pubblico e condiviso che contiene tutte le transazioni effettuate in Bitcoin
Visto come un nuovo importante protocollo di trasmissione e memorizzazione dei dati, essendo continuamente ricondiviso da tutti i client partecipanti alla rete bitcoin rappresenta la prova di tutte le transazioni, il blockchain è in costante crescita in quanto vengono sempre aggiunti nuovi Blocks per registrare le movimentazioni. 

Un Block (Blocco) è l'anello della catena, quando viene completato con l'inserimento delle informazioni relative alle transazioni recenti, viene chiuso e non è più modificabile. 
Successivamente viene quindi generato e collegato alla catena un nuovo blocco, contenente un identificativo del blocco precedente, alimentando così una banca dati lineare con tutte le operazioni in ordine cronologico.



Per fare un'analogia con i processi bancari tradizionali, il blockchain è come una storia completa delle operazioni bancarie: le transazioni in bitcoin sono gestite cronologicamente come le transazioni bancarie. Mentre i Blocchi possono essere assimilati ad estratti conto di operazioni fatte in determinati spazi temporali.

Vengono chiamati Nodes (Nodi), tutti i computer che partecipano alla rete Bitcoin e che svolgono il compito di convalidare e di ricondividere il blockchain.
Ciascun Nodo utilizza un programma client che riceve automaticamente una copia integrale del blockchain con le informazioni di tutte le movimentazioni contenute, a partire dal primo blocco (Genesis Block) fino a quello completato più di recente.

Questa continua condivisione su tutti i client in rete, di fatto valida tutte le transazioni e ne diventa il database storico distribuito.

Considerando che in media viene creato un nuovo blocco ogni 10 minuti, la dimensione sempre crescente del blockchain è una delle criticità che dovranno essere gestite in futuro, potrebbero infatti nascere problemi di spazio per la memorizzazione e sincronizzazione.


lunedì 7 dicembre 2015

8 suggerimenti per organizzare riunioni produttive


Le riunioni sono una delle principali cause di perdita di tempo nelle attività aziendali.
Non tutte chiaramente, ma buona parte di esse sono mal impostate e quindi non produttive.
Uno studio americano ha stimato che, prendendo in considerazione il totale del tempo in cui le persone vengono coinvolte nelle riunioni,  il 50% sia inutile.

Da riunioni non efficaci perché organizzate male, inevitabilmente ne conseguono altre riunioni destinate a fare la stessa fine.
Tutto ciò per una azienda ha un costo diretto sulla produttività ed indiretto sugli aspetti economici (tempo sprecato = perdita di denaro).

Image courtesy of D.Castillo Dominici at FreeDigitalPhotos.net

Di seguito alcune direttive per impostare le riunioni in modo migliore. 

  1. Organizzare la riunione. Una riunione possibilmente va organizzata in modo non affrettato affinché si possano indirizzare bene i punti successivi. Convocarla senza avere le idee chiare può essere controproduttivo.
  2. Ridurre al minimo il numero di partecipanti. Non c'è bisogno di invitare tutte le persone interessate (stakeholders), ma solo coloro realmente necessari per indirizzare la decisione finale. Il pensiero degli altri può essere raccolto preventivamente via email o telefono.
  3. Comunicare gli obiettivi in modo chiaro. Fornire ai partecipanti, contestualmente alla convocazione alla riunione, una breve descrizione di quali sono gli obiettivi e cosa ci si aspetta da loro singolarmente, in modo che arrivino preparati.
  4. Fornire una agenda dettagliata. Se la riunione ha più argomenti di discussione è importante fornire preventivamente un ordine del giorno con i relativi orari. Questo permetterà alle persone di venire solo per la parte della riunione che è rilevante per loro. 
  5. Governare la discussione. E' fondamentale che ci sia una persona che coordini e governi con autorevolezza il dibattito, in modo da far focalizzare sempre i partecipanti sugli aspetti importanti e non perdere mai di vista gli obiettivi ed i tempi della riunione stessa.
  6. Definire le prossime azioni. Non terminare la riunione senza decidere quali saranno i prossimi passi da fare. E' fondamentale stabilire le azioni concrete da intraprendere e verificare che tutti i partecipanti le abbiano recepite.
  7. Rispettare gli orari previsti. Iniziare all'orario stabilito anche se qualcuno non è ancora arrivato. Segnalare a tutti quando il tempo sta per finire in modo da far pressione sulle persone per finalizzare le decisioni e definire i prossimi passi. 
  8. Limitare la lunghezza. Se una riunione è stata ben preparata è inutile farla troppo lunga dato che la gente si stanca, si distrae e c'è il rischio di prendere decisioni sbagliate. Piuttosto che farla durare troppo a lungo, se necessario è meglio pianificare un secondo incontro. 

mercoledì 7 ottobre 2015

E-Waste, la "monnezza" elettronica

E-WASTE è la deriva tossica che la nostra era digitale si porta dietro.
I rifiuti elettronici inquinano fortemente l'ambiente, l'acqua potabile e danneggiano gli ecosistemi di tutto il mondo. 
La maggior parte finisce nelle discariche, in quelle sul nostro territorio ma soprattutto in quelle dei paesi in via di sviluppo, principalmente Africa e Asia, in cui aziende di smaltimento senza scrupoli troppo spesso fanno confluire gli scarti.
Anche quando si tenta di riciclare, una notevole quantità di materiale elettronico non può essere recuperato ed i metalli tossici di tutto il mondo vengono trasportati, ammassati e poi abbandonati.


Volumi impressionanti

I volumi sono enormi, immaginate che mediamente ciascuno di noi cambia un telefono cellulare ogni 18 mesi, un PC ed un Tablet ogni 4 anni. 
Quantitativi anche superiori arrivano dalle aziende che si liberano ciclicamente di materiale obsoleto: monitor, stampanti, tastiere, elaboratori, router, cabinet, ecc.
Considerando anche gli elettrodomestici, la montagna di monnezza elettronica cresce a dismisura raggiungendo vette impressionanti.  



E' stato stimato che solo in Europa e negli Stati Uniti vengono buttati ogni anno circa 700 milioni di prodotti tecnologici, in gran parte considerati obsoleti ma ancora funzionanti, accumulando oltre 5 milioni di tonnellate di materiale.  
Sono rimaste fuori da queste stime paesi come Cina, Giappone, Corea e India che sicuramente producono altrettanti scarti.


Il riciclaggio è difficile e gestito male

Questo tipo di prodotto non è facile da riciclare, non è infatti progettato e realizzato con materiali che agevolano un riutilizzo futuro. 
Il ciclo procedurale del riciclo non è consolidato come quello della carta, ma va implementato a seconda della tipologia di oggetto.
Oltretutto farlo in modo sicuro e corretto spesso costa molti più soldi che produrre materiali nuovi. 

Solo il 25% di e-waste viene raccolto per il riciclaggio. L'altro 75% finisce direttamente in discariche ed inceneritori, nonostante sia reale il pericolo di fuoriuscita di sostanze chimiche e quello di combustione con emissione di diossina nociva. 

Per quanto riguarda il 25% che si tenta di riciclare, gran parte viene imbarcato su navi cargo e spedito in paesi lontani per lo smantellamento che avviene in condizioni terribili, avvelenando le persone che ci lavorano inconsce del pericolo e quindi senza alcun tipo di precauzione.


Contromisure

Il consumo globale di elettronica è in forte aumento. Ogni anno generiamo più rifiuti elettronici rispetto al precedente. Creiamo troppi rifiuti elettronici e li ricicliamo troppo poco. 
Le contromisure per limitare sprechi e danni non sono molte e purtroppo si scontrano con le logiche di mercato e di una evoluzione tecnologica che va molto più forte del resto del mondo.

Adozione di standard di prodotto: quando i produttori, come avvenuto in diversi casi, convergono su delle soluzioni tecnologiche condivise, i consumatori sono indotti a buttare di meno. 
Esempio: l'adozione da parte di tutti (o quasi) degli standard USB e Bluetooth, ha fatto si che gli accessori possano essere riutilizzati in modo indipendente e quindi non buttati. 

Progettazione di prodotti modulari con componenti disassemblabili: non più "scatole chiuse" e inaccessibili, è necessario rendere semplice lo smontaggio facilitando la riparazione e l'eventuale separazione dei materiali da riciclo. Questo aspetto va regolamentato in modo da obbligare i produttori a farlo.

Forte regolamentazione delle attività di smaltimento: le imprese che se ne occupano devono rispettare le normative nella gestione nelle diverse fasi:
  • messa in sicurezza o bonifica, 
  • asportazione dei componenti pericolosi,
  • smontaggio e separazioni dei moduli,
  • lavorazione meccanica per il recupero dei componenti,
  • smaltimento dei materiali non riciclabili.

Raccolta differenziata: i cittadini devono conferire i propri rifiuti alle isole ecologiche.

venerdì 11 settembre 2015

Cos'è il NewsML

Il NewsML (News Markup Language) è un formato dati progettato per la memorizzazione e la trasmissione delle notizie digitali.
Utilizzato dai più importanti media, giornali, TV, agenzie di stampa, ecc., è uno standard riconosciuto e sviluppato dal consorzio internazionale IPTC  (International Press Telecommunications Council).

La necessità di avere un Common Data Model di riferimento, è derivato dalla continua crescita della produzione e dello scambio di notizie in formati eterogenei (testo o multimedia) dovuto alla rapida espansione di Internet e delle comunicazioni veloci world wide.

Il formato NewsML può essere applicato a tutte le fasi del ciclo di vita delle notizie digitali.  Un uso tipico lo prevede nelle comunicazioni:


  • interne ad un sistema editoriale
  • verso altri sistemi editoriali
  • tra agenzie di stampa e loro clienti 
  • tra editori ed aggregatori di notizie 
  • tra i fornitori di servizi di stampa e gli utenti finali. 

Basato sul linguaggio XML (eXtensible Markup Language) , il NewsML ha l'obiettivo di fornire struttura dati generica in grado di rappresentare tutte le tipologie di notizie (testi, foto, video, audio, multimedia, rss, links, composte), in modo da abilitarne lo scambio, l'interpretazione e l'elaborazione in modalità standard da parte dei sistemi editoriali.

A tale scopo è disponibile il NewsML Toolkit, una libreria Java-based che può essere integrata all'interno delle applicazioni per facilitare la gestione delle News espresse in tale formato.

Sono state prodotte 2 main release del NewsML, aggiornate poi con versioni successive:
  • NewsML 1.* - la cui versione 1.0 è stata presentata nel 2000;
  • NewsML-G2 - standard di nuova generazione la cui prima versione è del 2008.

Ciascuna versione prevede un documento descrittivo (metadati in formato DTD e/o XSD) che definisce la struttura del file NewsML e gli attributi possibili delle informazioni che può contenere.  


Image courtesy of Stuart Miles at FreeDigitalPhotos.net



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venerdì 7 agosto 2015

Windows 10, buona la prima

Finalmente sul mio tablet, un HP Omni 10, è arrivato l'aggiornamento a Windows 10.
Partendo dalla versione 8.1, dopo circa 3 ore tra download (2.7 gb) ed installazione, filata liscia come l'olio, ho potuto fare un primo giro sul nuovo sistema operativo di Microsoft.

Il desktop di Windows 10 con lo sfondo di default
La primissima impressione è stata senz'altro positiva, intanto perché, cosa non scontata, ho ritrovato i dati, le impostazioni e le applicazioni che avevo lasciato sulla vecchia versione, poi per l'usabilità ed il design grafico di desktop e menu che finalmente hanno un logica sia in versione Tablet che PC.

Andiamo con ordine, descrivendo le sensazioni di un primo veloce giro su Windows 10 ed evidenziando le caratteristiche di usabilità e le differenze più evidenti con la versione 8.1.

Accesso a Windows 10

La schermata di Welcome, per intenderci quella prima del Login in cui l'utente inserisce username e password per accedere al sistema, presenta come sfondo delle foto ad alta risoluzione.
Le foto raffigurano dei panorami naturali e di per se sono molto belle anche se personalmente ho sempre preferito avere sfondi più professionali.
Un po' strana risulta essere la scritta che compare in alto e chiede all'utente di esprimere un parere sulla foto stessa.

La schermata di Welcome al sistema

Desktop

Molto bella tutta la grafica generale, le icone e lo sfondo di default.
Rispetto alla versione 8.1, si nota subito l'annunciato e gradito ritorno del menù di Start in basso a sinistra, molto ben fatto con un mix tra la lista dei programmi ed i quadratoni tipici dell'interfaccia metro di Windows.
Sul menù ad icone posizionato in basso a destra sulla barra delle applicazioni, si accede ad una nuova (per Windows) comodissima pulsantiera che centralizza e facilita l'accesso alle funzionalità di base per l'impostazione del Tablet/PC (bluetooth, wifi, modalità aereo, vpn, batteria, ecc.).

Il desktop con il nuovo menù di Start e quello applicativo/operativo

Da segnalare nella barra delle applicazioni l'icona che consente finalmente anche su Windows di accedere alla creazione di Desktop multipli (non è mai troppo tardi per introdurre una cosa buona).

Possibilità di creare desktop multipli

Modalità Tablet

Uno dei suddetti pulsanti virtuali serve ad effettuare lo switch dalla modalità PC a quella Tablet. 
Stavolta devo dire che Microsoft ha fatto una ottima scelta. Dimentichiamo la macchinosità che aveva Windows 8 per passare dal Desktop alla interfaccia Metro, ora la transizione da una modalità all'altra avviene per scelta dell'utente in modo semplice e veloce.


Quando si imposta la modalità Tablet, contrariamente a quanto avveniva nelle precedenti versioni in cui l'utente si trovava spaesato nel passaggio, nonostante il cambio di interfaccia più adatto alla digitazione Touch viene mantenuta una congruenza operativa ed è comunque sempre possibile accedere al menù di Start ed alla barra delle applicazioni. 



Da evidenziare quanto sia migliorata grazie ai nuovi menù l'usabilità con il Touch anche in modalità Desktop. La facilità con cui si accede alle App oltre che ai programmi, non fa sentire quasi più l'esigenza di passare alla modalità Tablet.

Ricerca e Cortana

Di default sulla barra delle applicazioni è presente un campo (negli screenshot non c'è) in cui è possibile impostare ricerche oppure farsi aiutare dall'assistente Cortana con comandi vocali.  Non l'ho ancora provata ma suppongo che data la posizione centrale che Microsoft ha riservato a questa funzionalità, punteranno molto a lanciare servizi automatici sempre più evoluti di supporto alle operatività degli utenti.

Conclusioni

A livello di usabilità sembra che Microsoft stavolta abbia fatta centro. 
La tanto pubblicizzata convergenza multidevice del sistema operativo Windows sembra ben indirizzata almeno per quanto riguarda PC e Tablet.  Staremo a vedere quale sarà il risultato sugli Smartphone più piccoli.



giovedì 6 agosto 2015

Portarsi la Musica all'aperto

Ormai serve veramente poco per "pompare" la musica in giro: basta uno Smartphone, una cassa Bluetooth ed il gioco è fatto.

Negli anni 80 bisognava fornirsi di uno stereo portatile, anche conosciuto come Bambinello o Jamaicano, con le batterie (torce o mezze torce) sempre nuove altrimenti la musica sarebbe durata troppo poco e con una scorta di musicassette da ascoltare in alternativa alla radio FM.
Oppure per ascoltare la musica all'aperto era necessario restare vicino all'auto con il portabagagli ed i finestrini aperti e lo stereo "a palla".
Per l'ascolto personale invece c'era il Walkman con le famose cuffiette di spugna, che però al massimo poteva essere utilizzato in due persone. 

Successivamente sono arrivati i CD, i DVD e le chiavette USB, gli Ipod e gli altri lettori mp3 che hanno facilitato il trasporto della musica, ma per sentirla forte e con buona qualità soprattutto all'aperto bisognava comunque connettersi ad un impianto stereo ingombrante e scomodo da trasportare considerando anche tutta la cavetteria necessaria.

Ora invece è tutto più semplice, possiamo caricare nel nostro telefonino decine di gigabyte di musica, corrispondenti a migliaia di canzoni, addirittura abbonarci ad un provider di musica in streaming, tipo Spotify, Google Play Music, SoundCloud, ITunes, ecc., poi basta accoppiare il dispositivo via bluetooth con una cassa amplificata ed è subito FESTA !!!  

Ovunque ci si trovi, in spiaggia, al parco o in qualsiasi altro ambiente possiamo pompare la musica in Wireless e vedrete che ci sarà sempre qualcuno che a seconda della canzone vi dirà "Bella questa , ALZAAA !!" oppure "per favore potresti abbassare un po' ?".

Speaker bluetooth

Di speaker bluetooth chiaramente ne esistono di tutti i tipi, di diversa dimensione, potenza, qualità e costo.
Tutte sono auto-amplificate, portatili e ricaricabili (come un telefonino), alcune sono anche resistenti all'acqua e agli urti per facilitarne l'utilizzo outdoor.
Le producono un po' tutte le aziende più conosciute di tecnologia HiFi (Bose, Harman Kardon, SamsungSony, Philips, JBL, Beats, ecc.) ma ci sono sul mercato anche di marchi più tipicamente informatici (Trust, Logitech, Belkin, ecc. ).  
Comprando prodotti di questo tipo si va sul sicuro, la resa acustica è spesso sorprendente, meglio di quanto ci si aspetti. Alcune di queste casse possono anche essere utilizzate in cluster (connettendo più casse tra di loro) per aumentare la potenza dell'impatto sonoro e la diffusione della musica.


Receiver bluetooth

E se si volesse utilizzare lo smartphone anche come sorgente per l'invio della musica verso lo stereo di casa o di un locale ?  
Basta acquistare un receiver bluetooth (facilmente reperibili su Amazon o Ebay), connetterlo alla presa AUX dell'impianto stereo e poi effettuare l'accoppiamento via Bluetooth con il telefonino.



No cineserìe

Nell'acquisto di uno speaker o di un receiver è sempre meglio evitare le "cineserìe", costano poco ma la carica della batteria dura niente, il bluetooth è di scarsa qualità, la ricezione diventa pessima quando ci si allontana un po' con lo smartphone e soprattutto l'acustica è sempre insufficiente. 
Meglio spendere qualche decina di euro in più.

APP

Di APP per ascoltare musica ne esistono a decine sia per gli smartphone/tablet IOS che per Android.
Tra le più conosciute ci sono MusixMatch, Winamp, Poweramp, Spotify, Double Twist Player, Shuttle, Google Play Music, Deezer e Muziic.



Se si volessero anche mixare i brani, sono disponibili sull' Apple Store e su Google Play anche delle ottime APP da DJ tra le quali segnaliamo DJay 2, Cross DJ, Edjing, Traktor e DJ Studio.




Buona musica a tutti !!


lunedì 13 luglio 2015

Il pudore di essere Social

Come per giustificare un qualcosa di sbagliato e culturalmente non nobile, un buon numero di persone, tipicamente dall'atteggiamento alternativo radical chic o duro e tormentato, tende a minimizzare agli occhi degli altri l'uso che fa dei Social.

Le tipiche frasi di chi ha pudore nel frequentare i Social Network sono:
"per caso sono entrato su Facebook e...",  "non ci entro quasi mai su Twitter ma ho letto....", "ieri casualmente ho visto una foto su Instagram...", "un mio amico mi ha fatto vedere dal suo smartphone...", "non mi collegavo da mesi e...",  

La cosa strana è che spesso a farlo sono proprio i social addicted e nomofobi, un po' come i drogati che dicono "smetto quando voglio".

Avviene una cosa simile anche per altri argomenti: spesso per il calcio ("casualmente ho sentito il risultato..."), per le trasmissioni TV ("facendo zapping per caso mi fermato a vedere Amici..."), per alcuni tipi di libri ("in spiaggia mi hanno prestato l'ultimo di Fabio Volo") o per i film poco impegnati ("mi hanno portato a vedere il cine-panettone").

Certamente sono molti coloro che entrano a curiosare senza postare mai nulla o con profili Fake per non dare evidenza di essersi abbassati a livello di un Social diffuso e popolare.

A queste persone bisogna dire: rilassatevi, non vi si fila nessuno.

Image courtesy of jesadaphorn / FreeDigitalPhotos.net

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